Arte e cultura
"Le stagioni cambiano, il paesaggio rimane...Lo sguardo sarà rivolto sempre alla natura" le parole di Mario Nalli nella sua intervista d'artista.
Manuela Vannozzi

L'automatismo psicologico nelle opere di Mario Nalli è essenzialmente espresso tramite l'uso del colore da materia a materia. La sua fonte d'ispirazione prima è la natura stessa, la quale lo spinge ad una ricerca poetica stilistica propria del suo linguaggio .

In quattro semplici domande l'artista Mario Nalli spiega la visone delle cose in relazione alle sue creazioni:

 

Come definisci la tua arte?

 

E’ difficile dare una lucida definizioni sulla mia pittura, tenterò di descriverti il procedimento di come realizzo i miei quadri.

Ogni volta è una sfida alla tiranna/tela bianca. La guardo a distanza,la osservo attentamente in verticale attaccata alla parete, rispetto il suo carattere, le sue dimensioni, e mentre l’accarezzo con la mano per sentire nodi o ruvidezze da levigare,le chiedo permesso per dipingerla.

Siamo soli, io, la tela e la musica, sento il consenso del supporto, la piego sul letto dei cavalletti in orizzontale, inizio i preliminari della preparazione, la tattica è farsi desiderare, poi spalmo il colore con carezze delicate,accurate ma determinate, agisco in tutte le direzioni come un lungo corteggiamento.

Nel frattempo controllo le pulsazioni monitorando i battiti, poi la seduco finché non svela la pittura, dopo di che tiro fuori gli strumenti come un ostetrico che aspetta le doglie del partoed ecco entrano in gioco le giuste contrazioni ravvicinate e la conseguente rottura delle acque della pittura,e seppur non uso un disegno di base non faccio altro che lasciarmi andare, la pittura accolta in se e già scritta nel supporto,come un blandire del colore sfioro delicatamente le gote del tessuto della tela ben preparata, la bacio con il pigmento e con i miei strumenti …………. Basterà una seduta? Se non basta devo ricominciare il procedimento finché non vedo l’oggetto del desiderio che si libera.

Il procedimento è controllato dall’esperienza da una sorta di automatismo psicologico, quindi potrei definire la mia pittura processuale “Process Painting”definizione coniata dal prodigio creativo di Fabio Sargentini,che usò questo termine per la prima volta fin negli anni 90 e poi ripreso nel 2012 per la presentazione della mi mostra alla galleria All’Attico dal titolo:Terre Inviolate.

 

Che tipo di tecnica usi?

 

Sai negli anni sperimenti un po’ tutte le tecniche, poi fai delle scelte precise prevalentemente uso la pittura, dentro di me c’è scritto questo e non vai domandarti il perché? Si, ammetto ho il vizietto di uscire dalla tela ma in tutto quello che faccio c’è sempre la mia amante “la pittura”. Poi nell’ambito della pittura ho sperimentato varie tecniche pittoriche adeguandomi all’economia del momento, usando caffè ed altre sostanze colorati per realizzare bozzetti acquarellati, matite, smalti, acrilici ecc.ecc, ma poi devi lasciarti andare alle tue esigenze caratteriali e devi fare delle scelte precise in cui ti prende a braccetto le due stampelle della tecnica e della poetica.

Più che altro uso colori ad olio e grafite, la scelta di queste due tecniche è la sintesi di tutta la mia esperienza pittorica e della ricerca della mia poetica osservate nel tempo nelle sue dinamiche.

 

La società in cui viviamo influisce sul tuo fattore creativo?

 

Viviamo un tempo molto smart, virtual, social,ecc.ecc, tutto è plastica

Appiccicati al telefonino a sentire e guardare tutto quello che ci rifilano tutto è molto pericoloso se non è usato nella giusta moderazione, non si capisce più qual è la realtà, siamo come in una caverna chiusi e legati a subire ombre di sagome come nel mito di Platone costretti a vivere la non realtà.

Vivo è assorbo quello che avviene personalmente ne vengo influenzato e ispirato, mi viene in mente il mare nero in grafite, onde di sangue, paesaggi desertici e lo speco.

 

Quali prospettive evolutive prevedi nella tua ricerca stilistica?

 

Il vento non sai mai dove va e di dove viene e come il vento ne senti gli effetti ma non sai nulla

Le stagioni cambiano, il paesaggio rimane.

Lo sguardo sarà rivolto sempre alla natura.

Non mi limito, mi sento un po’ puttana vado con tutto il mio pensare, mi sento nel XXI secolo siamo entrati nel terzo millennio, credo fermamente che non ci sono più gli steccati tra astrazione e figurazione esiste l’attimo ed è sempre mutevole.

 

 

BIOGRAFIA 

Mario Nalli  vive e lavora a Roma è stato assistente di svariati artisti tra cui anche Piero Pizzi Cannella. Ha esposto in collettive nel ’87 a Loreto, nel ‘92 a Palazzo delle Esposizioni a Roma e dal 1993 espone con frequenza alla Galleria l’Attico di Fabio Sargentini sia con mostre personali che collettive.

Principali mostre personali:

  • 1993 Roma Galleria l'Attico " Viola " presentazione in catalogo Mariano Apa

  • 2012 Roma Galleria l'Attico "Terre inviolate" presentazione in catalogo Fabio Sargentini

  • 2014 Roma Galleria l'Attico "Miraggio di Mare" presentazione in catalogo Fabio Sargentini

  • 2015 Roma Galleria l'Attico "Onda di sangue"da un idea di Fabio Sargentini e ElsaAgalbato

  • 2016 Roma Spazio Menexa " Speco" presentazione in catalogo Gianni Garrera

  • 2017 Ancona Galleria Gino Monti “Il segreto viola di mare” testo critico Gabriele Perretta

Principali mostre collettive:

  • 1987 Loreto Anni 90 Sala Sangallo presentazione in catalogo Roberto Lambarelli

  • 1992 Roma Palazzo esposizioni " IV giovani " presentazione in catalogo Mariano Apa

  • 1995 Roma Galleria l'Attico " Magazzino " presentazione in catalogo Fabio Sargentini

  • 2012 Roma Galleria Baccina " Roma Punto Zero " presentazione in catalogo Gianfranco Evangelista

  • 2015 Roma Galleria l'Attico " C'è chi dipinge " presentazione in catalogo Fabio Sargentini.

  • 2018 Roma Galleria Nazionale d’arte moderna e contemporanea “Sorribanda”

  • 60° anniversario della galleria l’Attico di Fabio Sargentini.

 

 

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