Arte e cultura
In un elegante Hotel della Capitale l’Ambasciatore Bruno Scapini presenta al pubblico il suo nuovo romanzo – L’anomalia della Terra Promessa - ambientato in Medio Oriente, teatro dell’ attuale ed endemico conflitto.
Manuela Lascari

L’ anomalia della Terra Promessa

Foto cover: L’ambasciatore Bruno Scapini

Ospiti e relatori illustri si alternano la parola ciascuno con considerazioni di alto profilo socio-politico. Nell’introdurre al distinto parterre degli ospiti intervenuti le pagine del suo libro animate dalla piacevole lettura della poetessa Elisabetta Pamela Petrolati, l’autore richiama alla memoria la Dichiarazione di Balfour del 1917 che prese il nome dall’allora Ministro degli Esteri britannico. Per la memoria dei lettori, il 2 Novembre di quell’anno il Ministro Arthur James Balfour diede pubblica lettura alla presenza di Lord Lionel Walter Rotschild di una breve lettera nella quale il governo britannico si impegnava a sostenere la costituzione di un focolare nazionale (“a National Home”) per il popolo ebraico in Palestina. In questa breve lettera tuttavia, da un lato si garantivano loro diritti civili e religiosi ma dall’altro veniva implicitamente  negato il diritto ad uno stato nazionale. L’altro riferimento politico che ha contestualizzato l’attuale situazione dei luoghi in cui è ambientato il romanzo è stata la Risoluzione delle Nazioni Unite n. 181 del 1948 che seguiva al piano adottato dall’Assemblea Generale il 29 Novembre 1947 per la spartizione della Palestina mandataria in due stati: uno ebraico sul 52 % dei territori ed il restante arabo, mentre Gerusalemme sarebbe stata “corpus separatum” sotto l’amministrazione delle Nazioni Unite. Sebbene venne approvato a larga maggioranza il piano fu accettato dalla comunità ebraica ma respinto dalla comunità araba senza mai essere attuato. Si aprì da allora fra i due stati, Israele e Palestina, una crisi bellica che si estese a più paesi del Medio Oriente e che è continuata per decenni fino ad oggi con i più recenti avvenimenti dello scorso 7 Ottobre.

Tuttavia, Il romanzo di Bruno Scapini non è un saggio politico. Seppur con riferimenti storico-geografici, vi è una storia costruita che fa da pretesto alla descrizione del dramma in cui vivono i palestinesi. Più del saggio politico, specifica l’autore, il romanzo ha l’ulteriore prerogativa di far emergere nei suoi diversi aspetti della narrazione, sentimenti ed emozioni che afferiscono al contesto umano, storico, politico e teologico. I riferimenti spaziano dal Libro della Genesi dove Dio ci  parla della Terra Promessa: “ a te e alla tua discendenza darò una terra che va dal fiume d’Egitto all’Eufrate, una terra di latte e miele” al Monte Ararat  dove, secondo la cultura armena era approdata l’arca di Noé, fino alla splendida Gerusalemme, che diviene teatro di orrori e sofferenze, e che, con  la stessa copertina del libro raffigurante la Cupola delle Rocce, emblema appunto di Gerusalemme, diventano esempio del luogo noetico di confluenza di tre religioni e tre popoli.  L’autore finisce per evidenziare la criticità della situazione della Palestina riferendosi a quella del Gibuti confinante con la penisola araba dello Yemen dove attualmente le potenze militari di tutto il mondo  hanno insediato le proprie basi militari ponendo così un problema geostrategico all’attenzione mondiale.  Il  Gibuti come i territori dell’attuale conflitto rappresentano un coacervo di tensioni politiche da risolvere per poter pervenire ad una svolta decisiva di pacificazione del pianeta.

In collegamento da remoto  Francesco Toscano, di Democrazia Sovrana e Popolare, si complimenta con le qualità umane, intellettuali e di profondo conoscitore della politica internazionale dell’autore e coglie lo spunto per contrapporle alla decadenza intellettuale dell’Occidente ed  esortare alla riscoperta dell’importanza del ruolo degli intellettuali e delle persone consapevoli e di valore le cui azioni si pongano a contrasto con l’ipocrisia, la violenza e la barbarie che sono divenute ormai caratteristiche dilaganti e malcelate nell’attuale sistema sociale. Dice ancora Bruno Scapini, nel contesto della conversazione, che la  New York Review of Books ha recentemente riportato un dialogo di David Shulman con un colono israeliano il quale affermava “noi israeliani siamo consapevoli di comportarci male con i palestinesi ma la promessa da  Dio è rivolta a noi! ”.  Tale affermazione, specchio del sentire popolare fra gli israeliani, fornisce  lo spunto all’ambasciatore autore del romanzo proprio per ricordare il vero scopo del suo nuovo libro  ovvero quello  di  denuncia delle condizioni di vita dei palestinesi e di una certa politica locale che insieme alla politica internazionale manifestano l’indisponibilità e l’intransigenza di Israele ma anche degli Stati Uniti di addivenire ad un accordo di pace. Difatti la recente risoluzione ONU dei giorni scorsi per richiamare ad un cessate il fuoco non era stata adottata per un veto posto da parte degli Stati Uniti a dimostrazione della volontà di far proseguire il conflitto. La stessa risoluzione è stata poi riproposta dalle Nazioni Unite uguale nei contenuti ma con la sola modifica di un termine: “cessate il fuoco”, che non piaceva ad Israele, veniva sostituito da “pausa umanitaria”.  Eppure quanto differenza di significato ne consegue: una differenza tale da non prevedere una fine per all’attuale conflitto!

L’Ambasciatrice della Palestina in Italia, S.E. Abeer Odeh ha ricordato al pubblico che anche gli ebrei furono costretti a lasciare la terra di Palestina. La risoluzione ONU n. 181 aveva ripartito il territorio con  il 52%  per Israele ed il 48% per i Palestinesi quando nel 1967 il 78% del territorio venne occupato e a questa occupazione ne seguì un'altra su un ulteriore 22% del territorio. Ma la popolazione era costituita per il 70%  da mussulmani e cristiani e per il 30% da ebrei e tutti vivevano in perfetta  armonia fino a che vi fu un nuovo esodo.  Ma è pregnante ricordare che tuttavia, dal 1967 ad oggi, Israele ha controllato le acque del territorio e creato 290 insediamenti con 750mila coloni supportati dal governo israeliano. Sono stati stanziati dal governo di Israele miliardi di dollari con cui Gaza é stata trasformata in una prigione a cielo aperto e dove tutta l’acqua è fortemente inquinata, la corrente elettrica è disponibile solo 7 ore al giorno e dal 7 Ottobre è stata ridotta fino ad un’assenza permanente con attualmente scuole, ospedali e case completamente distrutti oltre alla perdurante mancanza di cibo. Ma è contro il diritto Internazionale negare ad uno stato occupato il diritto di difendersi, è una situazione che perdura da decenni  con l’appoggio di altri stati i quali sarebbero tutti passibili di un processo. La soluzione dei due stati secondo l’ambasciatrice è da paragonarsi all’uso della morfina su un moribondo: non ci sono sanzioni sullo stato occupante e bisogna far uscire dalla Palestina gli insediamenti israeliani. Sul piatto della bilancia  quindi vanno soppesati da una parte il bisogno di sicurezza e dall’altra la sopravvivenza esistenziale del paese.

Marco Rizzo, di  Democrazia Sovrana Popolare già deputato ed europarlamentare tra il 1994 ed il 2009 ha sottolineato  come l’Italia non sia mai stata tanto una colonia come ora.  Nel 1983 l’Italia con Craxi prese posizione contro l’invasione denominata Urgent Fury condotta dagli Stati Uniti su Grenada. Oggi invece, con Israele che sta seminando violenza  e gettando le basi di una  profonda inimicizia con i palestinesi  vediamo invece le  nostre classi dirigenti mostrarsi totalmente asservite alla politica statunitense nonostante il numero dei morti fra la popolazione civile sia stato in un solo  mese superiore a quello  registrato negli ultimi due anni di conflitto in Ucraina. L’esortazione da parte di Rizzo è dunque di neutralizzare  il partito unico che é quello dell’informazione e dei media, e di schierarsi per la democrazia  nella lotta per la pace.

Il reporter Libanese Talal Khrais, responsabile delle relazioni Internazionali Assadakah, ha evidenziato le cause alla base della deformazione del pensiero prodotta dal partito unico dell’informazione anche  per il fatto che oramai ai reporter non è più consentito portare in redazione servizi di propria iniziativa in quanto l’argomento da trattare viene proposto esclusivamente dal redattore.  La libera informazione è quindi una falsa realtà oggigiorno laddove invece la chiave della pace nel mondo si trova proprio e soltanto nella conoscenza della  verità. 

Il critico letterario Marino Biondi ha poi focalizzato l’attenzione su una realtà attuale che emerge dal romanzo “Anomalia della Terra Promessa” ovvero quella dell’esistenza di due stati sovrapposti: lo stato  di diritto e lo stato sommerso in cui i fanatici militari, le intelligence deviate e le spie di ogni sorta vengono descritti come sionisti ovvero come quella parte della popolazione ebraica che strumentalizza biecamente l’innato acume ebraico finendo per produrre l’effetto contrario ovvero attirare a sé quell’odio antisemita il cui spettro aleggia ancora sull’attualità con il  forte senso di colpa che ne consegue atto a scagionare chi perpetra gli attuali orrori in nome di una dovuta giusta reazione. Probabilmente le voci di corridoio che precedevano gli eventi del 7 Ottobre scorso secondo le quali l’Istituto di Strategia Sionista di Misgav avesse rilevato il sospetto di una cospirazione di Israele in cui circoli sionisti agivano per destabilizzare il Medio Oriente e realizzare il Grande Israele, avevano qualche fondamento.

Il protagonista del romanzo Richard Jackson è un agente che si oppone alla CIA alla ricerca di una soluzione di speranza con ottimismo rigeneratore per questo momento drammatico non solo per la Palestina ma per tutto il mondo.

“Anche la diplomazia oggi è molto cambiata”,  chiosa l’autore: se un tempo serviva a costruire un ponte di amicizia con lo stato in cui si operava, oggi la diplomazia lavora piuttosto per la plausibilità della smentita. L’auspicio dunque è di un rinnovamento che vada verso il recupero della sua funziona originale così come della ricerca di una nota di ottimismo nella speranza che anche gli Stai Uniti descritti nel romanzo come una grande potenza tecnica ma priva di visione, scorgano anch’essi una prospettiva di vita migliore per tutti su questo nostro splendido ma sofferente pianeta. E' una proposta di  lettura che si preannuncia avvincente non solo per la forte  attualità del contesto ma anche per il consolidato apprezzamento riscosso  da parte della  critica in ambito letterario anche a livello internazionale.

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