Arte e cultura
Nella sala Italia della sede dell’UNAR In Via Ulisse Aldovrandi 16 in Roma ha avuto luogo il Vernissage dal titolo “La Madrepatria chiama! Argentina-Italia – Due mondi artefatti”.
Manuela Lascari

Argentina – Italia: due mondi artefatti

La mostra di Martha Cecilia Luduena e di Federico Heidkamp Gonzaga patrocinata dal vice Presidente dell’UNAR, Francesco Ugolini, si è svolta alla presenza di ospiti illustri ed è stata animata dalle note di tango argentino interpretate dai ballerini di  Rossotango  Alessia Galli e Sergio Tirletti.

Fra i tanti  ospiti Luigi Discepolo, Rima Gloria Siman, Anna Proietti e poi i signori di Mantova: il principe Maurizio Ferrante Gonzaga del Vodice e  la nobildonna Isabella Gonzaga del Vodice,  poi  i marchesi Francesca  e Paolo Dragonetti de Torres Rutili, la nobildonna Flaminia Giovanelli, la scrittrice Antonella Colonna Vilasi, Adriana Russo, la giornalista centroamericana Criselis Martinez e  Andrea Dandolo, presidente dell’ARS.   I due artisti espositori, entrambi appunto di origine  argentina, dopo la presentazione delle loro opere a cura della Professoressa Susanna Petrassi e della nobildonna Manuela Lascari Altieri,  hanno ricevuto i complimenti  del dott. Pietro Alberto Lucchetti, Consigliere della Presidenza della Repubblica:  “le loro opere ci consentono di godere della bellezza dell’arte, dopo due stagioni di gravi limitazioni forzate”.  “Ringrazio gli amici dell’UNAR, che ci ospitano, e specialmente il Vice Presidente, Francesco Ugolini, presente, ricordo, nel 2016,ad un’altra mostra di Federico Heidkamp Gonzaga “Acquerelli aquilani e d’Abruzzo”: a 7 anni dal sisma che si svolse  nel Palazzetto dei Nobili quando l’artista donò alla CRI locale il quadro “La Città ferita”.  L’arte  come solidarietà è un afflato naturale per gli italo-argentini, abituati nella patria italiana, al vis-à vis della folla e in quella d’America,  ai silenzi di una natura nativa ignara dell’antropizzazione”.

Il prefetto dott. Lucchetti ha poi colto l’opportunità della presenza del capo dell’ultima linea dei Gonzaga di Mantova, il principe Maurizio Ferrante al quale il nipote Federico ha voluto illustrare con i suoi acquarelli il suo recente romanzo ”Fiori nel deserto”, e della sorella Isabella, madre di Federico, per delineare in Heidkamp Gonzaga il pedigree dell’artista/gentiluomo il quale affonda le sue radici nella sublime genealogia gonzaghesca e  in quella degli Hohenzollern,  anche ascrivibile al neo Sovrano del Regno Unito, dove ancora la figura di Barbara di Brandeburgo, Marchesa di Mantova posa nella “Camera degli Sposi” che Ludovico II Gonzaga commissionò al Mantegna.   Federico Heidkamp Gonzaga si presenta come pittore “pleno iure”, padrone del cromatismo  con cui evoca atmosfere di magico realismo quasi felliniane nel  linguaggio colto  della pittura senza tempo maturato presso la Maestra ischitana Antonella Cappuccio.  Per il critico d’arte Daniele Radini Tedeschi, nella produzione più recente di Federico  si notano la ricerca per il paesaggio e la veduta affrontati tramite un gusto singolare e raffinato. Anche i cavalli sono resi mansueti dal suo pennello quali icone dolci e composte e non più destrieri frementi come quelli incombenti sugli avventori di Palazzo dei suoi antenati!  Martha Cecilia Luduena, dal suo canto, affascina con le sue narrazioni discrete e sognanti. Lei è  un’artista polivalente dalle molteplici competenze acquisite oltre che come pedagoga e docente di Scienze Applicate,  anche in ambito chimico-farmaceutico in qualità di  microbiologa  già addetta al controllo di qualità presso la Pfizer ed in ambito industriale e fisico-sanitario. Questo  ampio bagaglio di conoscenze le ha consentito di esprimere i movimenti e le fantasie attraverso  l’arte dei pennelli con l’utilizzo di tecniche diverse spaziando dall’arte déco al retro naif,  ove l’arte materica rappresenta per quest’ultima un elemento di particolare interesse.   Luduena e Heidkamp Gonzaga,  possono essere considerati entrambi  come del tutto inseriti nel tradizionale contesto figurativo romano,  in quanto propongono il segno di un’umanità comunque “nuova”,  decrittabile nei mille volti di un’Argentina dagli ampissimi spazi e confini.

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