Architettura e design
Incontro a Roma con l’archistar di fama internazionale che ha realizzato edifici memorabili in ogni parte del mondo e vinto i più prestigiosi premi come il Leone d’oro alla Biennale di Venezia, il Premio Pritzker e, per due volte, il Gran Prix National de
Roberto Dionisi

Intervista a Jean Nouvel

Incontro Jean Nouvel in occasione della sua venuta a Roma per inaugurare il nuovo palazzo della Fondazione Alda Fendi-Esperimenti, di cui ha curato ogni dettaglio, dal recupero architettonico all’arredo interno.

Jean Nouvel è stato fortemente voluto da Alda Fendi per questa nuova avventura della fondazione da lei creata e che dal 2001, con la sua attività di mecenatismo, si propone di offrire alla città di Roma proposte artistiche e culturali innovative e spiazzanti, nel segno di quella sperimentazione che il nome stesso della Fondazione porta con sé.

Ed è la prima volta che il celebre architetto opera a Roma perché, come ci dice Alda Fendi, inspiegabilmente nessuno aveva mai pensato ancora di chiamarlo a lasciare un segno del suo lavoro nella Città Eterna.

- Costruire a Roma è difficile – confida il grande architetto che ha affrontato sfide in ogni parte del mondo.

- L’architetto è logicamente obbligato a rispettare la gerarchia delle architetture storiche, siamo dunque obbligati a una grande sobrietà.

- Quale è stata allora l’idea progettuale per intervenire sul recupero dell’edificio destinato a ospitare le attività della fondazione?

- Recuperare il passato guardando al futuro! E’ un gioco di incontri, di collisione tra i tempi, dai più antichi ai più moderni. E’ anche un incontro tra due mondi, tra le tracce delle architetture antiche più nobili e più spirituali e questi palazzi domestici, testimoni che ricordano di essere ancora vivi e vitali e con il privilegio di appartenere sempre e comunque alla Città Eterna. La terrazza con il suo incredibile ristorante-belvedere che vi è stato ricavato ne costituisce la prova giorno e notte: è uno strumento fatto per ammirare. La cosa eccezionale è anche la facoltà di inquadrare tutto ciò che si ha davanti: le rovine e i pini marittimi in primo piano e in lontananza la linea del cielo, delle colline e delle cupole romane, come un ciclorama. Il progetto è un approfondimento che mostra che è un privilegio essere qui, di fronte ai monumenti più importanti del mondo! In definitiva, è questione di poesia... vivere in questo luogo è un privilegio assurdo! Voglio partire da un edificio del quale si percepisce che ha vissuto. Rivivrà in un altro modo; ci sarà all’interno un’altra carica di vita molto forte.

- E’ quindi negli interni che la maggiore libertà di intervento permette di guardare al futuro?

- Si, i cambiamenti rilevanti sono intervenuti principalmente all’interno. Sulle facciate abbiamo conservato tutto ciò che poteva testimoniare il passaggio del tempo, per mettere meglio in evidenza le differenti stratificazioni, per permettere la scoperta di un palazzo che ha smesso di invecchiare! E questo senza chirurgia estetica (tutte le sue rughe sono amate e conservate!). Questo principio rafforza il radicamento di queste costruzioni nella storia. Un intervento in questo contesto non permette modifiche considerevoli delle facciate, ma ripensa le inquadrature dei paesaggi circostanti attraverso le finestre e dalle terrazze. Abbiamo lavorato a partire da ogni crepa nel muro, a partire da ogni tipologia di finestra, a partire da ogni materiale, a partire da ogni inquadratura. Rivisitare il palazzo voleva anche dire giocare con tutte le differenze e le caratteristiche interne per creare 25 appartamenti tutti unici. Poiché ogni appartamento possiede delle differenti inquadrature grazie alle finestre investite dal passaggio del tempo, spesso ristrette e a volte murate. Ogni appartamento è un progetto! Ogni appartamento avrà un punto forte che lo caratterizza. Ogni finestra è una domanda! Ogni luogo diventa il luogo di un progetto. Siamo partiti dalle anomalie di questo edificio per procedere nella progettazione; le abbiamo rinforzate, le abbiamo spostate per creare gli spazi, creare i contrasti, suscitare degli accenni, provocare delle emozioni. La presenza della modernità negli appartamenti è determinata dall’insediamento di dotazioni indispensabili come le cucine e i bagni. Questi elementi puri e visibili sono dei blocchi di acciaio inox che entrano in contrasto con le patine dei muri, che sono esse stesse le rivelazioni dei diversi strati di pittura, delle screpolature e dei materiali eterogenei. Interpretazione plastica del passaggio del tempo e della sedimentazione! Questi mobili ed elementi iper-tecologici sono messi li in modo diretto e netto. Si crea cosi un contrasto ottimale tra gli oggetti della vita di oggi e quello che resta di questo mondo antico che li accoglie: le vecchie piastrelle conservate, gli intonaci scrostati, i resti dei parati, i vecchi pavimenti. Il progetto è questa sorta di accumulazione di interventi a partire dagli elementi reali, una crepa su un muro, delle piastrelle, una grata che è li per caso, quattro mattonelle rotte, una finestra murata… Attenzione, non si tratta della cristallizzazione di uno stato esistente. A contrasto, troviamo l'acciaio, il cemento e tutti gli elementi iper-tecnologici, dai sistemi illuminanti agli arredi, progettati uno a uno. Occorre basarsi su quello che il palazzo è oggi, per dire che in definitiva non è altro che una reinterpretazione di quello che c’era!

- Se in prevalenza gli spazi sono stati destinati a residenze, quali saranno allora i fruitori elettivi di questo luogo?

- E’ un villaggio di artisti! Un luogo non da visitare, ma da vivere! Un luogo artistico, ma non decorativo! E’ un edificio aperto e penetrabile da tutti coloro che sono interessati all’arte. L’arte è presente attraverso i negozi, attraverso le mostre nei diversi spazi, attraverso le mostre degli artisti presenti nei piani. Le esposizioni invadono i piani, gli artisti ci dormono, gli appartamenti sono dei luoghi di creazione e diventano anch’essi luoghi di esposizione…  Le persone si incontrano intorno all’arte, intorno all’arte contemporanea, eppure sono qui, nel cuore della Roma antica!

- E, dopo questo impegno, quali sono gli altri progetti ormai prossimi alla conclusione?

- La cosa più immediata, tra appena dieci giorni, è “la Marseilleise”, la torre grattacielo di Marsiglia appena ultimata. Poi, a fine marzo, il Museo Nazionale del Qatar.

- Un’ultima domanda per concludere questo incontro: dei 25 appartamenti presenti all’interno della struttura, tutti, come detto, voluti completamente diversi l’uno dall’altro, sia nelle soluzioni abitative, che nei materiali, arredi e quant’altro…ce n’è uno preferito a tutti gli altri, magari anche solo per la sua esposizione o i suoi affacci, nel quale abitare durante auspicabili futuri soggiorni romani?!

Il sorriso del geniale architetto è disarmante: - no, sono come i figli…tutti ugualmente belli per chi li ha creati con amore!!

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