Economia e finanza
Valorizzare le imprese artigianali (+93% da 2015, +31% occupati), di cui il 21% birrifici agricoli. Si punti su materie prime locali e identità territoriale
Sergio Ferroni

Fare sistema per difendere le attività brassicole artigianali, creando un legame diretto fra birrifici indipendenti e aziende agricole per la produzione di specialità fortemente legate al territorio. Cibus 2022 a Parma è stata l’occasione per siglare un protocollo d’intesa tra Cia-Agricoltori Italiani e Unionbirrai che dà il via a una collaborazione sinergica tra i due protagonisti di questo comparto giovane e dinamico -l’agricoltore e il mastro birraio- per dotarli degli strumenti necessari a svilupparsi. Già dal 2015 al 2022 le imprese produttrici di birra artigianale sono arrivate a 1.253 unità (+93%), con un incremento di occupati pari al 31%. Protagonisti di questa crescita, i birrifici agricoli (21% del settore), che rispetto a agli artigianali garantiscono una percentuale di produzione di orzo in proprio. Per favorire questo trend è, dunque, importante incentivare -tanto a livello di imprese che di istituzioni-, lo sviluppo di filiere locali, che offrano opportunità a tutti gli attori del processo produttivo, fino a interessare l’intero tessuto socio-economico.

Con la globalizzazione il settore brassicolo è molto cambiato e tutti i marchi storici del Made in Italy nati nell’800 sono stati, pian piano, acquisiti da grandi gruppi internazionali. A partire dalla seconda metà degli anni ’90 il comparto ha saputo, però, rinnovarsi, sia negli assetti produttivi che negli stili di consumo, grazie alla nascita dei birrifici artigianali. Se questa produzione è ancora giovane rispetto a Germania e Belgio ed è stato naturale, all’inizio, l’approvvigionamento estero di materia prima, ora si assiste a una maturazione qualitativa e si punta a un processo di marcata caratterizzazione territoriale. Questo rappresenta un’opportunità anche per aziende agricole che possono coltivare cereali (orzo distico, frumento, luppolo, farro e sorgo) destinati alla maltazione, valorizzandoli rispetto agli abituali mercati delle commodity agricole. Il luppolo, soprattutto, potrebbe trarre beneficio dallo sviluppo della filiera e superare le criticità importanti che riguardano una coltura ancora di nicchia, perché ad elevato investimento iniziale. Per chi produce birra c’è, invece, il vantaggio è di rendere ancor più unico il prodotto realizzato, non solo perché artigianale. Grazie al legame prodotto-territorio si possono anche innescare importanti processi di attrattività dei luoghi, contribuendo a dare vita ad un turismo della birra. Già da qualche tempo molti birrifici stanno sperimentando con soddisfazione l’attività di accoglienza, andando oltre la semplice vendita diretta.

Così commenta la firma del protocollo il direttore generale di Unionbirrai, Vittorio Ferraris: “L’agreement formalizza una partnership importante negli ultimi anni -soprattutto durante il periodo pandemico- in cui c’è stata condivisone di idee su tutti i fronti, in particolare su quello della valorizzazione della filiera: dalla produzione delle materie prime alla trasformazione, fino al prodotto finito. Una partnership che contribuisce a rafforzarci agli occhi delle istituzioni nelle nostre battaglie quotidiane, ma che allo stesso tempo ci avvicina a una realtà in grado di fornire servizi che sono di fondamentale supporto alle piccole e medie imprese”.

Gli fa eco Dino Scanavino, presidente di Cia-Agricoltori Italiani: “La birra artigianale non deve essere considerata una realtà di nicchia, perché ha tutte le caratteristiche per ambire a un posto importante nel nostro sistema agroalimentare. La creazione di distretti brassicoli territoriali con un proprio disciplinare di produzione può aprire la strada della denominazione di origine protetta anche al mondo della birra, come già succede per le altre eccellenze del Made in Italy. Questo darebbe maggior valore alle produzioni agricole e potrebbe essere occasione di sviluppo e recupero per tante aree interne o marginali del nostro Paese”.

Il comparto della birra artigianale vale il 4% del mercato nazionale, che produce in media 500 mila ettolitri l’anno, di cui circa il 20% in biologico, fattura oltre 250 milioni di euro e dà lavoro a 7mila addetti. Un prodotto che è entrato anche nel paniere Istat, a testimonianza del suo successo crescente nelle famiglie e ha conquistato i giovani. Il 60% dei Millennial si dichiara, infatti, un conoscitore attento delle varie tipologie di birra, da quelle delle bottiglie da collezione, alle profumate e variopinte. Ad oggi, l’Italia per numero di birrifici artigianali è al quarto posto in Europa dietro paesi con una grande tradizione brassicola come Regno Unito, Germania e Francia.

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