Enogastronomia
Francesca Sirignani
Manni Nössing: il “ribelle” che ha dato voce ai vigneti della Valle Isarco
Sulla collina che domina dall’alto la città di Bressanone, tra pendii ripidi, aria di montagna e filari aggrappati alla terra, si trova l’Hoandlhof, il maso di famiglia di Manni Nössing. È qui che prende forma la storia di un viticoltore idealista, determinato e profondamente legato alla propria terra, capace di trasformare una scelta apparentemente controcorrente in una delle esperienze più riconoscibili della Valle Isarco.
La famiglia Nössing ha vissuto per generazioni all’Hoandlhof, un maso che in origine trovava il proprio sostentamento soprattutto nell’allevamento del bestiame. Il rapporto con la terra, dunque, non nasce con la vigna: è una componente profonda della storia familiare e del modo di vivere di questo luogo. Per Manni, però, a un certo punto quella stessa terra avrebbe assunto una nuova vocazione.
Nel 1999 vengono impiantati i primi vigneti. Una scelta tutt’altro che scontata in un territorio in cui cooperative vinicole e grandi cantine vantavano già una lunga tradizione e rappresentavano il principale riferimento per i produttori locali. Nössing decide invece di intraprendere una strada autonoma: non limitarsi a conferire le proprie uve ma vinificarle personalmente, seguendo ogni fase del processo.
Dietro questa decisione c’era un'idea precisa: il vino doveva riuscire a raccontare il luogo da cui proveniva. Non soltanto un buon vino, quindi, ma un vino capace di esprimere origine, carattere e identità. La bottiglia doveva diventare una sorta di interprete del vigneto, della montagna e delle particolari condizioni climatiche della Valle Isarco.
Questa scelta gli vale presto il soprannome di “ribelle”. Un appellativo che, inizialmente, raccontava soprattutto la sua volontà di percorrere una strada diversa rispetto ai modelli più consolidati ma che nel tempo si sarebbe trasformato quasi in un riconoscimento del suo spirito indipendente.
Nel 2003 arriva sul mercato il primo Kerner firmato Nössing. Il debutto è immediatamente significativo: il vino conquista i Tre Bicchieri, uno dei più prestigiosi riconoscimenti assegnati dalla principale guida italiana dedicata ai vini. È il segnale che quella scelta personale e ambiziosa non era soltanto una sfida ma poteva diventare un vero progetto enologico.
Da quel momento il percorso di Nössing prosegue con crescente successo. Oggi, su circa sei ettari di vigneto, coltiva alcune delle varietà più rappresentative della Valle Isarco: Sylvaner, Riesling, Veltliner, Müller Thurgau e Kerner. Proprio quest’ultimo è diventato il suo vino simbolo, tanto da valergli negli anni il soprannome di “Mr. Kerner”, utilizzato per identificare il suo lavoro anche al di fuori dei confini italiani.
Il Kerner, del resto, sembra incarnare perfettamente la filosofia di Nössing: un vitigno capace di esprimere freschezza, verticalità e intensità aromatica, particolarmente adatto alle condizioni della Valle Isarco. Attraverso il suo lavoro, Manni ha contribuito a dimostrare quanto questo territorio potesse dare vita a vini bianchi di grande personalità, capaci di confrontarsi con le migliori espressioni della viticoltura di montagna.
Per Nössing amare semplicemente il vino non era sufficiente. Il suo desiderio era più ambizioso: produrre vini dal carattere unico, capaci di permettere a chi li assaggia di riconoscere la loro origine.È una filosofia che parte dalla vigna e che considera il territorio non come un semplice elemento geografico ma come parte integrante del vino. Il lavoro del viticoltore consiste quindi nell’osservare la natura, comprenderne i ritmi e accompagnare l’uva senza cancellarne le caratteristiche.
I vigneti della Valle Isarco si sviluppano prevalentemente tra i 500 e i 900 metri di altitudine, in un paesaggio montano caratterizzato da pendenze importanti. Sono condizioni che rendono la viticoltura impegnativa ma che allo stesso tempo offrono caratteristiche particolarmente favorevoli alla produzione di vini freschi, fini e longevi.
Il clima è caratterizzato da una marcata escursione termica: giornate relativamente calde sono seguite da notti fresche, mentre i terreni, spesso sabbiosi e ricchi di componenti minerali, contribuiscono a dare ai vini una particolare impronta. La Valle Isarco, però, non è un territorio uniforme. Al contrario, ogni vigneto possiede condizioni proprie, determinate dall'altitudine, dall'esposizione, dalla conformazione del terreno e dal microclima.È proprio questa varietà a rendere possibile la produzione di vini differenti e fortemente caratterizzati. La stessa valle può quindi esprimere sfumature diverse, e il compito del viticoltore diventa quello di riconoscerle e valorizzarle.
Con il passare degli anni, Manni Nössing ha progressivamente superato l’immagine del “ribelle” per diventare una delle figure capaci di contribuire concretamente alla crescita della cultura vitivinicola della Valle Isarco. La sala degustazione dell’Hoandlhof è diventata un luogo di incontro per viticoltori, esperti e appassionati, uno spazio in cui assaggiare, discutere, confrontarsi e condividere idee sul vino e sul futuro del territorio.
Questa dimensione di confronto è particolarmente importante in una zona che ha costruito la propria identità enologica anche attraverso un percorso di progressiva consapevolezza. Il vino non è soltanto produzione ma anche conoscenza, confronto e capacità di riconoscere ciò che rende un territorio diverso dagli altri. È in questo contesto che assume particolare significato il motto di Nössing: “È così che si crea la cultura del vino”. Una frase che sintetizza una visione secondo cui l’identità vitivinicola non nasce dall’improvvisazione ma da un processo lungo, fatto di studio, esperienza, confronto e persone capaci di guardare oltre l’immediato.
La storia di Manni Nössing dimostra proprio questo. Una scelta individuale, nata dal desiderio di vinificare in autonomia le proprie uve, ha contribuito a rafforzare una consapevolezza collettiva: quella di un territorio che può raccontarsi attraverso vini dalla forte personalità.
Oggi l’Hoandlhof è molto più di un maso di famiglia. È il luogo in cui passato e presente si incontrano: la memoria dell’antica attività agricola convive con una viticoltura contemporanea, costruita sulla ricerca dell’autenticità.Tra i filari, Manni Nössing si sente profondamente a casa. Il suo rapporto con la natura non è un semplice elemento romantico della sua storia ma costituisce la base della sua filosofia produttiva. Osservare la vigna significa comprendere il territorio; lavorarla significa accettarne i ritmi; trasformarne i frutti in vino significa cercare di conservarne l’identità.
In questo senso, ogni bottiglia dell’Hoandlhof diventa il risultato di un dialogo tra uomo e ambiente. Un dialogo fatto di altitudine, pendenze, suoli minerali, escursioni termiche e varietà ma anche di intuizione, pazienza e determinazione. Il percorso iniziato nel 1999 ha così contribuito a cambiare la percezione della Valle Isarco, dimostrando che anche una viticoltura di montagna può esprimere vini di grande eleganza e riconoscibilità.
Il “ribelle” di un tempo è diventato una figura di riferimento, capace di interpretare il territorio e, soprattutto, di contribuire alla costruzione di una nuova identità enologica.Quella di Manni Nössing è, in definitiva, una storia di appartenenza e di indipendenza: il racconto di un uomo che ha scelto di ascoltare la propria terra e di darle una voce personale, trasformando i vigneti dell’Hoandlhof in un’espressione autentica della Valle Isarco.
Francesca Sirignani
PER INFORMAZIONI:
Nössing Manfred
Via dei Vigneti n.66 - 39042 Bressanone (BZ)
Tel. 335 593 5111 - 339 838 2424
Email: info@manninossing.it
www.manninossing.it
Giornalista pubblicista specializzata in tematiche turistiche ed europee. Ha conseguito una laurea in Giurisprudenza e, dopo aver ottenuto la seconda laurea in Studi Europei ed Internazionali, ha approfondito la conoscenza dell’inglese e del francese viaggiando e frequentando corsi linguistici all’estero. Collabora con diversi un periodici specializzati in viaggi e rivolti a chi è appassionato di turismo, cultura ed enogastronomia. Si è occupata anche della redazione dei magazine dell‘ Hotel Indigo St. George, un boutique hotel 5 stelle lusso di Roma. La passione che nutre per le culture, le tradizioni e i paesaggi di altri popoli l’ha sempre portata a viaggiare e a fotografare molti Paesi.
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