Enogastronomia
Dopo Pigneto e Mercato Centrale, il ristorante argentino inaugura la terza sede in via dell’Olmetto, tra ricette della tradizione, memoria e convivialità.
Francesca Sirignani

Ceibo apre a Trastevere: l’autentica empanada argentina nel cuore di Roma

Roma e Buenos Aires si incontrano ancora una volta, questa volta tra i vicoli di Trastevere. È qui che Ceibo Ristorante Argentino apre la sua terza sede romana, dopo il primo locale al Pigneto e la bottega all’interno del Mercato Centrale di Roma Termini. Un nuovo spazio che porta nel cuore di uno dei rioni più conosciuti e frequentati della Capitale l’identità di un progetto gastronomico nato dall’amicizia, dalla memoria e dal desiderio di raccontare l’Argentina attraverso uno dei suoi simboli più popolari: l’empanada.

La nuova sede si trova in via dell’Olmetto 24, a pochi passi da Piazza Belli, e rappresenta per Ceibo molto più di una nuova tappa di crescita. Per Ilenia e Giovanni Mercuri, infatti, Trastevere è il quartiere della loro infanzia e della loro formazione, il luogo in cui la famiglia gestiva uno storico bar a Piazza San Cosimato. Un’esperienza quotidiana fatta di incontri, clienti, relazioni e gesti di ospitalità che ha contribuito a definire il loro modo di intendere il mondo della ristorazione.È proprio da questa memoria che nasce il desiderio di tornare nel rione con un progetto capace di dialogare con il quartiere e con la sua anima più autentica.

Ceibo, infatti,  nasce dall’incontro tra Ilenia e Giovanni Mercuri e Florencia Claps, argentina nata a Buenos Aires. La loro è un’amicizia che nel tempo si è trasformata in una vera famiglia, costruita tra Roma e l’Argentina e iniziata nel 2014.

Durante il lockdown del 2020, tra ricordi condivisi, conversazioni e il desiderio di trasformare una passione in qualcosa di concreto, prende forma l’idea di Ceibo: un progetto dedicato alle empanadas argentine e alla cucina tradizionale sudamericana, interpretata con sensibilità contemporanea ma senza perdere il legame con le ricette, le tecniche e la memoria gastronomica del Paese.

Cinque anni fa arriva la prima apertura al Pigneto, quartiere creativo, popolare e multiculturale che accoglie immediatamente il nuovo format. Ceibo cresce poi con una seconda presenza all’interno del Mercato Centrale di Roma Termini, dove le empanadas incontrano un pubblico ancora più ampio: viaggiatori, studenti, romani e appassionati di street food di qualità.Con Trastevere entra nella squadra anche Valerio Marinelli, amico di Ilenia da oltre vent’anni. Da sempre interessato alla cultura argentina e al mondo delle empanadas, Valerio decide di condividere il percorso proprio in occasione della nuova apertura, entrando nel progetto e sposandone fin da subito filosofia, visione e valori.

La scelta del quartiere non è casuale. Per Ilenia e Giovanni, aprire a Trastevere significa tornare dove tutto, in qualche modo, è iniziato.La memoria del bar di famiglia a Piazza San Cosimato, delle giornate trascorse tra clienti e vicini, delle relazioni nate intorno a un bancone, diventa oggi parte integrante della nuova sede. Un legame che nel tempo ha coinvolto anche Florencia, innamoratasi dell’anima di Trastevere, delle sue strade vive, dei suoi abitanti e di quella dimensione umana che ancora oggi convive con la vocazione internazionale del rione.

Ceibo Trastevere nasce quindi come una bottega contemporanea aperta al quartiere, pensata per seguire i ritmi della giornata e offrire un luogo informale in cui fermarsi, mangiare, bere e stare insieme.Il locale è aperto tutti i giorni dalle 11.00 alle 23.00, con chiusura il lunedì. Dalla pausa pranzo all’aperitivo, dall’asporto al catering, l’obiettivo è costruire un punto di riferimento capace di vivere il quartiere durante tutta la giornata.

Il filo conduttore resta naturalmente l’empanada, uno dei cibi più rappresentativi della cultura gastronomica argentina.Ogni empanada viene preparata una alla volta, con impasti fragranti e ripieni differenti, attraverso un viaggio ideale che attraversa regioni, tradizioni popolari e ricette familiari. Non una semplice proposta di street food, dunque, ma un modo immediato e conviviale per raccontare la complessità gastronomica dell’Argentina.

Tra le ricette più rappresentative c’è la Tucumana, ispirata alla tradizione del nord del Paese e preparata con carne tagliata al coltello, cipolla, cipollotto e uovo sodo. La Buenos Aires, invece, restituisce un profilo più cittadino e popolare, con carne macinata, cipolla, peperone rosso, olive e uovo sodo.

Accanto alle ricette di carne trovano spazio alcuni grandi classici: la Jamón y Queso, con prosciutto e formaggio; la Chorizo y Queso, con salsiccia, formaggi e cipolla; e la Pollo, preparata con pollo, cipolla e peperoni.

La proposta vegetariana e vegana non è un’aggiunta marginale, ma parte integrante dell’identità gastronomica di Ceibo.Tra le proposte c’è la Humita Vegana, con mais, cipolla e peperoni; la Verdura, con spinaci, ricotta e pecorino; e la Cebolla y Queso, dove la dolcezza della cipolla incontra la cremosità dei formaggi.Una varietà che permette di avvicinarsi alla cultura dell’empanada attraverso percorsi di gusto differenti, mantenendo centrale la ricerca sulle materie prime e sulla qualità degli impasti.

Inoltre la parte più creativa del menù è rappresentata dalle empanadas gourmet, dove la tradizione argentina incontra combinazioni più contemporanee.

La Patagonia porta nel ripieno gamberoni argentini, bisque, peperone verde, cipolla e porri, in una ricetta intensa e raffinata che richiama idealmente i paesaggi e gli ingredienti del sud del Paese.La Ceibo, invece, è diventata negli anni una delle preparazioni più identitarie del progetto. Il contrasto tra roquefort, pere, funghi e noci costruisce un equilibrio complesso, nel quale dolcezza, sapidità e consistenze differenti raccontano il lato più creativo della cucina di Ceibo.

Dietro ogni empanada c’è una grande attenzione anche all’impasto, elemento fondamentale per ottenere la consistenza e la fragranza caratteristiche.Quello tradizionale segue la ricetta classica argentina a base di acqua, sale, strutto e farina. Per le proposte vegetariane e vegane viene invece utilizzato un impasto dedicato, realizzato con burro vegetale, acqua e farina.Una distinzione che permette di preservare le caratteristiche delle diverse preparazioni e, allo stesso tempo, di ampliare l’offerta senza rinunciare alla cura artigianale.

A chiudere il viaggio gastronomico non potevano mancare gli alfajores, probabilmente il dolce più iconico e amato dell’Argentina.Due biscotti morbidi e friabili racchiudono un generoso strato di dulce de leche e vengono completati, a seconda della preparazione, con una copertura di cioccolato oppure con una spolverata di zucchero a velo.Piccoli ma fortemente legati alla memoria collettiva argentina, gli alfajores accompagnano merende, feste e momenti di condivisione. Da Ceibo diventano la conclusione naturale dell’esperienza: un ultimo assaggio capace di riportare idealmente da Roma a Buenos Aires e viceversa.

La convivialità è uno dei valori fondanti di Ceibo. Cucina, per il progetto, significa innanzitutto condivisione: stare insieme, mangiare senza formalità, creare relazioni intorno al cibo.

Lo stesso principio si riflette negli spazi. Fin dalla prima sede del Pigneto, Ceibo ha scelto ambienti aperti, colorati e vivi, ispirati alle atmosfere argentine e realizzati attraverso il lavoro di artigiani e l’utilizzo di materiali semplici, trasformati in dettagli capaci di caratterizzare gli ambienti.La nuova sede di Trastevere prosegue questa filosofia, proponendosi come una bottega contemporanea capace di dialogare con il quartiere e con chi lo vive.

Nel corso degli anni Ceibo ha costruito una presenza che va oltre le proprie sedi. Il progetto ha partecipato a eventi, festival gastronomici, pop-up e feste private, portando le empanadas in contesti differenti e contribuendo a far conoscere la cultura gastronomica argentina a un pubblico sempre più ampio.

La stessa attenzione viene riservata alla sostenibilità, attraverso la ricerca di ingredienti di qualità e l’utilizzo di packaging ecosostenibile, mantenendo però intatto quello spirito spontaneo e informale che rappresenta uno degli elementi più riconoscibili del progetto.

Anche il nome del ristorante racconta una parte importante della sua identità.Il ceibo è il fiore nazionale argentino, simbolo di appartenenza, accoglienza e identità culturale. Il suo caratteristico rosso acceso accompagna la storia del progetto fin dalle origini ed è protagonista di un grande dipinto murale all’interno della prima sede di via Perestrello, al Pigneto.

Quell’immagine è diventata negli anni uno dei segni distintivi del ristorante: un richiamo visivo alle radici argentine e, allo stesso tempo, alla storia di un progetto che ha trovato a Roma la propria casa.

Con l’apertura di via dell’Olmetto, Ceibo consolida il proprio percorso nella Capitale. La nuova sede rappresenta così contemporaneamente un passo avanti e un ritorno alle origini. Un luogo in cui la storia personale dei fondatori incontra la tradizione gastronomica argentina e l’identità di uno dei quartieri più vivi di Roma.Un nuovo capitolo per Ceibo, dunque ma con le radici ben piantate nella stessa terra: quella che idealmente unisce Buenos Aires e Roma attraverso il cibo, la memoria e la convivialità.

 

Francesca Sirignani

PER INFORMAZIONI:

Ceibo Trastevere

Via dell’Olmetto n.24 –  00153 Roma

Tel. 3932159580

Aperto dalle 11.00 alle 23.00

Chiusura: lunedì

Francesca Sirignani

Giornalista pubblicista specializzata in tematiche turistiche ed europee. Ha conseguito una laurea in Giurisprudenza e, dopo aver ottenuto la seconda laurea in Studi Europei ed Internazionali, ha approfondito la conoscenza dell’inglese e del francese viaggiando e frequentando corsi linguistici all’estero. Collabora con diversi un periodici specializzati in viaggi e rivolti a chi è appassionato di turismo, cultura ed enogastronomia. Si è occupata anche della redazione dei magazine dell‘ Hotel Indigo St. George, un boutique hotel 5 stelle lusso di Roma. La passione che nutre per le culture, le tradizioni e i paesaggi di altri popoli l’ha sempre portata a viaggiare e a fotografare molti Paesi.

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