Arte e cultura
La performance live aperta al pubblico dimostra come funziona il progetto OBIC
Sergio Ferroni

Nasce un nuovo codice per leggere le opere d’arte: l’alfabeto OBIC, un rivoluzionario progetto culturale, editoriale ed espositivo.

Un alfabeto che nasce per creare una nuova dimensione dell’opera d’arte, una nuova lettura, una nuova codifica, qualcosa di non ancora interpretato, ma che esiste e, soprattutto, che può regalare allo spettatore uno strumento inatteso con cui osservare e leggere l’arte. Per dare concretezza a questo progetto si presenta a Roma un doppio appuntamento: il 21 marzo alle ore 18:00 presso il Teatro Casa Manfredi di Via dei Conciatori una Live Performance aperta al pubblico e la mostra ALFABETO OBIC dal 22 marzo al 24 aprile alla Galleria MICRO Arti Visive di Viale Mazzini.  La mostra e la performance sono curate da Anna Paola Lo Presti e Gianluca Marziani e presentano opere di Roberto Giacomucci, Giulio Marchetti e Mario Ricci, oltre a una serie di opere fotografiche della OBIC photo collection di cui tre inedite realizzate appositamente per l’evento e la mostra di Roma.

La performance live aperta al pubblico dimostra come funziona il progetto OBIC. Anna Paola Lo Presti ha letto nelle opere di Roberto Giacomucci, Giulio Marchetti e Mario Ricci il loro “Codice OBIC” e lo ha utilizzato per realizzare le ricette, trasformarle in opera e renderle iconiche con uno scatto fotografico. Da qui la performance che vedrà, oltre agli artisti presenti, due ospiti d’eccellenza: Giorgia Proia, pastry Chef e Luciano Monosilio, Chef e Pasta Ambassador. I due Chef sono gli interpreti del gusto delle opere presenti in mostra e gli esecutori delle ricette dedicate: la Parmigiana di Melanzana contemporanea senza l’uso della cottura che rappresenta l’artista Giulio Marchetti, le Fettuccine di pasta ai due colori per l’artista Roberto Giacomucci e i Fiocchi di cioccolata per l’artista Mario Ricci.  Una grande tavolo di 15 metri posto al centro della sala sarà allestito da Anna Paola Lo Presti come un vero e proprio spazio scultoreo, una “mise en place” che darà come riverbero le peculiarità sensoriali delle opere al pubblico che prenderà parte alla performance e che, dove aver osservato le opere, potrà sentire il loro sapore e verificare come il Codice OBIC sia davvero insito in ognuna di esse.  Questa performance non trasforma semplicemente colori e composizione in cibo, ma affronta per intero la filosofia che ciascuna opera trasmette, il suo valore, il suo messaggio. Così, la Parmigiana dedicata a Giulio Marchetti coinvolge e omaggia personaggi illustri, affronta il tema dell’assenza e invita il pubblico alla tavola di Man Ray; le fettuccine codificate nelle opere di Roberto Giacomucci rendono tangibile l’amalgama e l’intreccio dei colori che si impastano tra di loro; i fiocchi di cioccolata creati per Mario Ricci hanno il sapore del gusto nascosto che affiora in bocca così come l’oggetto nascosto si svela agli occhi dell’osservatore nelle sue opere.   La mostra ALFABETO OBIC, dove saranno esposte le opere di Roberto Giacomucci, Giulio Marchetti, Mario Ricci, scelti da Gianluca Marziani, e una serie di opere fotografiche della OBIC photo collection, sarà allestita alla Galleria MICRO Arti Visive dove resterà aperta al pubblico fino al 24 aprile.

Una mostra aperta a tutti, gratuita e fruibile durante gli orari di apertura della Galleria.

L’arte e il cibo sono il binomio che in assoluto rappresenta quel patrimonio di idee tutto italiano. Un patrimonio che finora non ha trovato spazi dove dialogare con intensità creativa.

OBIC, un progetto che nel suo specchio riflette la parola CIBO, è lo spazio creativo dove è nato il processo di contaminazione e sperimentazione tra arte e cibo, dove la relazione tra chef e artisti, ricette e opere, si posa su una piattaforma inusuale dove il cibo si può contemplare e l’arte si può mangiare.  Nell’impasto tra arte e cibo non bisogna dimenticare come tradizionalmente, e in particolare nel passato, i pittori componevano i loro colori a tempera e olio utilizzando molte sostanze organiche, tant’è che oggi, attraverso la fluorescenza, laddove il colore è totalmente svanito, l’opera si rivela attraverso le materie organiche utilizzate dall’artista come, ad esempio, nei contorni delle figure dove Giotto aveva utilizzato il bianco dell’uovo come amalgama.  Le alchimie fanno parte di questi due mondi, così come i segreti, e i legami diventano liquide fusioni tra il pensiero metafisico dell’arte e la natura corporea del mangiare. Un complesso dialogo che OBIC elabora in maniera innovativa, esteticamente elevata, tecnicamente funzionale, concettualmente profonda.

“L’opera d’arte, si sa, possiede un’anima, una dimensione interiore che è l’anello di congiunzione tra la sua radice estetica e poetica e l’indissolubile legame con la mano di chi l’ha creata. OBIC è alla ricerca di quest’anima, da toccare e mettere in trasparenza attraverso la ricomposizione del gusto dell’opera. Rendere visibile l’anima dell’opera e gustarla, perché mai fatto prima, è il concept di OBIC. Catturare l’anima, anche connaturata nella forma e nei colori che la compongono, e renderla tangibile attraverso lo scatto fotografico, è il compimento del progetto”. Questa è la base dell’Alfabeto OBIC secondo Anna Paola Lo Presti, una food project manager con la passione del cibo e dell’arte affiancata da Gianluca Marziani per la parte storico-critica del progetto e nella selezione delle opere e degli artisti per il volume e per la mostra.  “Quando osserviamo un’opera d’arte non dobbiamo fermarci esclusivamente all’aspetto visivo, alla lettura poetica o storica o alla mera superficie della stessa. L’opera d’arte penetra lo spettatore attraverso molti codici sensoriali, e lo fa anche attraverso il gusto e l’impronta olfattiva che la compongono. Ciò significa che si può mangiare un’opera d’arte? In un certo senso sì, se ne può mangiare l’anima se attraverso la sua composizione si può leggere il codice gustativo e da questo trarne una ricetta che, eseguita, ci consente di sentire letteralmente il gusto dell’opera, sia di un’opera specifica sia dell’opera universale di un artista”. Dice Anna Paola Lo Presti.  Da questo primo appuntamento, dove OBIC si avvicina all’arte e agli artisti contemporanei, è già scaturita la mostra successiva che verrà presentata successivamente e racconterà il sapore e il gusto delle opere di Michelangelo, Brunelleschi, Beato Angelico e Caravaggio.  Un progetto già avviato tra la curatrice Anna Paola Lo Presti e un’importante istituzione nazionale che ha suggerito e sostiene il nuovo progetto di OBIC.

IL VOLUME

Il volume dal titolo “OBIC L’idea o visione del cibo prendendo sul serio l’anima” è edito da Cambi Editore ed è firmato da Anna Paola Lo Presti: sue le ricette e le costruzioni e composizioni del cibo in forma scultorea. Il volume è arricchito dai contenuti storico-critici di Gianluca Marziani che firma tutte le schede degli artisti, il critico ha attivamente collaborato all’edizione del libro per la scelta delle opere. Accompagnate dalla loro ricetta, creata da Anna Paola Lo Presti e scaturita dalla lettura in “alfabeto OBIC”, le opere si specchiano negli elementi compositivi alimentari composti scenicamente da Anna Paola Lo Presti. Dalla congiunzione tra opera e ricetta ad essa dedicata si crea uno still life vestito d’arte, un’immagine unica che debitamente fotografata entra a far parte degli scatti della OBIC photo collection.

Tra gli artisti selezionati per il volume, Carla Accardi, Afro, Alighiero Boetti, Alberto Burri, Alexander Calder, Sol Lewitt, Paolo Canevari, Enzo Cucchi, Piero Manzoni, Luigi Ontani, Alberto Savinio.

“OBIC L’idea o visione del cibo prendendo sul serio l’anima” è l’invito ad una tavola ispirata all’arte contemporanea, agli artisti e alle loro opere.

La mostra andrà a sostegno di Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini e le bambine a rischio e garantire loro un futuro. Il 20% dei ricavi delle vendite dei quadri esposti nonché delle opere in versione NFT presenti nel libro OBIC verrà devoluto ai progetti per l’infanzia in Italia e nel mondo legati alla sicurezza alimentare e alla sana e corretta alimentazione.

LA PAROLA AI CURATORI

Gianluca Marziani: ALFABETO perché volevamo un primo evento che fosse l’inizio di un nuovo pensiero, la gestazione simbolica di un vocabolario che parlasse la lingua di connessione tra arte come cibo della mente e food come estetica culturale oltre il puro mangiare.

ALFABETO OBIC è un viaggio complesso tra opere di natura analogica, pensate sui temi trasversali che riguardano il cibo, realizzate da tre artisti italiani che hanno lavorato in esclusiva per il nostro evento. In parallelo sarà l’occasione di presentare tre nuovi scatti fotografici, realizzati da OBIC DIGITAL CREW come racconto dell’anima profonda dei tre artisti, per evocare le loro estetiche in un sistema figurativo che trasformi in opera il pensiero e l’azione che guida le loro creazioni. Le stampe, sulla falsariga delle immagini che compongono il volume, verranno realizzate con una tiratura limitata e stampate su carte di grande pregio, a conferma di una speciale cura che riguarda ogni singolo elemento del progetto. Le stesse stampe, nate da un dialogo poetico e mai didascalico con l’artista coinvolto, avranno una parallela natura liquida in forma di NFT, così da offrire ai collezionisti la proprietà sicura di un’opera digitale ma anche l’emozione sensibile di un quadro da godersi in casa. 

Anna Paola Lo Presti: La forza originale dei nostri scatti risiede nelle modalità di composizione, nella stessa idea compositiva che guida la narrazione dietro ogni singola natura. Ci interessa che la foto stampata sia l’esito di un viaggio figurativo tra conoscenza e scoperta, non un semplice scatto di documentazione ma lo still life evoluto di un’azione orchestrale e sincretica. Ci piace che la nostra crew riveli le vite segrete dietro un ingrediente, la connessione che si crea con gli altri linguaggi creativi, portando la fotografia su un piano pittorico e scultoreo; e, al contempo, inserendo quella stampa raffinata in un circuito digitale che la renda innovativa e attrattiva nel mondo delle blockchain.

GLI ARTISTI

Roberto Giacomucci sfrutta il potenziale chimico delle materie industriali, ricreando non solo i pattern informali ma anche le forme vuote (calchi esogeni) di bottiglie e altri complementi da natura morta morandiana. Il risultato riguarda oggetti dalla carne viva e colante, quasi si trattasse di mutazioni in corso di un mondo naturale che sfida la potenza lavica dell’universo artificiale. Gli oggetti in questione si stagliano su quadri materici che diventano fondali ma anche superfici integrate di appartenenza generativa, dentro un grande sistema installativo che definisce un ponte di connessione tra pittura e scultura.

Giulio Marchetti parte dagli arazzi storici di Alighiero Boetti. Un punto generativo che riguarda l’alfabeto modulabile dentro un sistema cromatico a schema chiuso. Il salto avviene, intanto, nel cambio contestuale: l’artista riporta oggi i nomi dei cinque chef italiani con maggiori titoli in termini di qualità del genius loci e sperimentazione creativa; a ciò aggiunge uno studio delle armocromie che sottolinea tipologie di materie usate, direzioni alimentari ed estetica complessiva; il risultato sono griglie boettiane di nuova genealogia digitale, giocate sul transfert tra originale e rimodulazione, secondo schemi simbolici dai molteplici sviluppi in termini di blockchain e mercato digitale.

Mario Ricci ci depista con il suo sistema pittorico dai trucchi ottici. Vediamo oggetti che spingono sulla tela, come se dietro l’opera ci fosse un vero cucchiaio o una forchetta giganti, pronti a rompere la quinta spaziale della pittura stessa. In realtà il suo dipingere risponde al sistema metafisico degli archetipi universali, quasi fosse un viaggio archeologico nelle forme basilari che ci uniscono ai secoli passati. Gli strumenti operativi del mangiare diventano false estroflessioni inglobate nei pattern del singolo quadro, un vocabolario di archetipi che si nasconde ma solo per farsi notare con maggior sensibilità concettuale.

Il cibo diventa uno spunto di ragionamento sul mondo odierno, sui suoi codici di comunicazione, sui modelli di architettura e design in una società sempre più digitale, sulle ipotesi di produzione creativa, sugli sviluppi di un business culturale che coinvolge fette consapevoli della società culturale.

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