Architettura e design
Nicoletta Gandolfi
Intervista a Daniele Lora, designer, art director presso cc-tapis, specializzato nell'affascinante mondo dei tappeti di pregio.
Partiamo dalla storia del tappeto in architettura. Come e chi l'ha "usato"?
Il tappeto può essere considerato uno dei più “primitivi” elementi architettonici. Per esempio nelle tribù berbere, aveva la funzione di pavimentazione, garantendo un’ottimo isolamento termico e facile posizionamento.
Con il passare del tempo e l’evolversi delle tecnologie costruttive, il tappeto perde la sua funzione puramente tecnica, conservando la funzione di elemento architettonico e decorativo.
Il tappeto come elemento progettuale, come definizione di un’area sociale, come delimitazione di uno spazio e come espressione decorativa di un’epoca.
Adolf Loos, grande architetto passato alla storia, pur volendo rappresentare l'essenzialismo volto all’eliminazione di qualsiasi ornamento superfluo nell’architettura, non ha mai rinunciato all’inserimento di tappeti nei sui interni, utilizzandoli anche come creatori di livelli e spazi nella teoria del "raumplan".
Nei primi del 900 il tappeto diventa oggetto di sperimentazioni in termini grafici; con l’artdeco e il Bauhaus iniziano le prime sperimentazioni di design. Il tappeto viene considerato non solo espressione di un’alto artigianato “etnico” (presente nel tappeto persiano), ma anche supporto per poter esprimere concetti grafici e architettonici della nostra epoca.
Come nasce la vostra idea?
La nostra idea nasce dalla volontà di indagare il tappeto, quello annodato a mano, e farne un brand. Nel mondo del design questo prodotto di altissimo artigianato (nel nostro caso, il tappeto annodato a mano tibetano) non era ancora stato molto scoperto.
Parliamo della lavorazione del tappeto..
Per realizzare un tappeto annodato a mano con la tecnica tibetana in una misura standard (230X300 cm) ci vogliono circa tre mesi di produzione, e più di dieci artigiani coinvolti.
I tappeti vengono annodati su telai verticali, nodo per nodo seguendo una mappa che contiene il motivo. Ogni nodo è come un pixel in una fotografia, più pixel (nodi) ci sono più’ definito sarà il tappeto. Alcuni dei nostri tappeti più fini arrivano ad una densità di circa 260.000 nodi al metroquadro. Ogni processo produttivo è totalmente fatto a mano.
La sua applicazione in architettura?
Dalla classica applicazione a pavimento, fino ai più moderni “wall-hanging”, ovvero arazzi da parete. Molti tappeti oggi escono dalle classiche forme rettangolari, e si prestano alle applicazioni più svariate uscendo dagli schemi classici del tappeto sotto il divano.
Quali sono i principali mercati di riferimento?
I mercati di riferimento sono, Nord America e sud-est asiatico. Dove il potere d’acquisto soprattutto nelle fasce più giovani è molto alto.
Architetto e Giornalista. Ordine degli Architetti n. 2610 - Ordine dei Giornalisti n.156485 L’ Arch. Nicoletta Gandolfi si è laureata in corso in Architettura presso l’Università di Firenze nel '94 con votazione 100/100, in indirizzo storia e restauro. Successivamente ha conseguito l’abilitazione all’esercizio della libera professione presso l’Università degli studi di Firenze e da allora svolge la libera professione. E' iscritta all'Ordine degli Architetti, pianificatori e paesaggisti di Bologna dal 1995. www.nicolettagandolfi.com
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