Arte e cultura
Il progetto si avvale del patrocinio dell’Ambasciata del Giappone in Italia e dell’Istituto Giapponese di Cultura (Japan Foundation).
Sergio Ferroni

Cadere sette volte, rialzarsi l’ottava

Sabato 16 maggio 2026 alle ore 18.00, la Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre inaugura la manifestazione culturale inserita nel programma dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026,sostenuta e promossa dal Comune dell’Aquila, Nanakorobi Yaoki Cadere sette volte, rialzarsi l’ottava, con il primo progetto dedicato al Teatro No, Immaginare l’invisibile di Fabio Massimo Fioravanti.

Il progetto si avvale del patrocinio dell’Ambasciata del Giappone in Italia e dell’Istituto Giapponese di Cultura (Japan Foundation).

La mostra presenta una selezione di 100 fotografie di Fabio Massimo Fioravanti, scattate nell’arco di circa 35 anni in Giappone, divise in 5 sezioni: spettacoli nei teatri, performance nei templi shintoisti e buddhisti, backstage e stanza dello specchio (il luogo più segreto del no), esercizi degli attori, realizzazione delle maschere. A queste si affiancano 40 ukyo-e di Tsukioka Kogyo (esposte per la prima volta in Italia), realizzate tra il XIX e il XX secolo, e alcune maschere No dell’artista Keiko Udaka con alcuni costumi di scena e ventagli.

Il progetto sarà presentato dal prof. Giorgio Amitrano, docente di Lingua e letteratura del Giappone presso l’Università degli Studi di Napoli L’Orientale con l’intervento Iki, Anatomia della seduzione; durante la serata si svolgerà, nel cortile di Palazzo Cappa Cappelli sede della Fondazione, una shimai (breve danza) della shite e shihan Monique Arnaud.

Immaginare l’invisibile vuole proporre al pubblico italiano, attraverso la fotografia e approfondimenti culturali, l’arte del teatro No in tutte le sue sfaccettature: una forma teatrale che non è solo teatro, ma rito e sacralità performativa, legata alla fotografia dallo stesso concetto di impermanenza. 

Il teatro No, una delle massime espressioni dell'estetica e della sensibilità giapponesi, affonda le sue radici nei miti. È una forma drammatica composita, costituita da recitazione, musica, canto, letteratura, poesia, danza, caratterizzata da una gestualità precisa e essenziale. I protagonisti dei no non si limitano agli umani, uomini e donne vivi o fantasmi, ma includono dei, demoni, animali sacri e persino spiriti di piante, fiori e alberi: ognuno appare sul palco per essere ascoltato e condividere l'emozione di un momento intenso del loro destino, emozione in cui lo spettatore può riconoscere empaticamente la propria esperienza. La trasmissione orale da maestro a allievi mantiene il no vivo nella contemporaneità grazie alla costante, ma misurata evoluzione che lo caratterizza da 700 anni. Patrimonio Culturale dell'Umanità dal 2008, continua a ispirare registi, drammaturghi e performer attraverso il mondo. Il teatro no è caratterizzato dall’essenzialità della coreografia, da un ricco simbolismo e da una profonda forza evocativa.

Le danze shimai fanno parte integrante della struttura e delle rappresentazioni dei dramma No, ma possono essere eseguite separatamente, in forma semplificata. In questi casi l'attore recita a viso scoperto, in kimono e hakama invece di indossare il costume completo e la maschera. Le shimai vengono eseguite su testi poetici cantati da pochi attori e chi interpreta la danza è l'unico a muoversi in scena.

«L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026 si conferma luogo di incontro tra civiltà e linguaggi universali» ha commentato Pierluigi Biondi, Sindaco dell'Aquila. «Con il progetto Nanakorobi Yaoki, la Fondazione Giorgio de Marchis porta nel cuore della nostra città l’essenza del Teatro No, arte millenaria. Ospitare questa manifestazione significa onorare la memoria di Giorgio de Marchis, che tanto ha fatto per il dialogo tra Italia e Giappone, e ribadire la vocazione internazionale della nostra città, capace di guardare al futuro attraverso la forza della cultura.»

Come scrive la direttrice della Fondazione, Diana Di Berardino: «Il progetto intende valorizzare e approfondire il dialogo che il territorio aquilano e la Fondazione stessa intrattengono con il Giappone, un Paese lontano geograficamente, ma affine per storia e sensibilità. Due territori che condividono una memoria segnata da esperienze simili, che hanno conosciutoil dolore della distruzione attraverso i terremoti, ma che, nello stesso tempo,hanno superato attraverso l’arte, la cultura e la memoria. Puntualmente questi luoghi hanno avuto la forza di affrontare il destino e di tornare a vivere e a ricostruire. Ma non è solo il terremoto ad accomunare i due Paesi: L’ Aquila ha dato i natali a Giorgio de Marchis, protagonista della vita culturale italiana,fine intellettuale, critico d’arte, dirigente del Ministero della Cultura e per quindici anni Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Tokyo.Il teatro no racconta dei sentimenti dell’uomo – amore, gelosia, rabbia,passione, dolore, morte: le fotografie di Fabio Massimo Fioravanti documentano ed esprimono tutto questo. In questa prospettiva, Nanakorobi Yaoki diventa non solo un motto, mauna visione: cadere, rialzarsi, e fare della resilienza un atto creativo e collettivo.»

E Matteo Casari nel testo in catalogo: «Dal mito della caverna celeste alle inquietudini del mondo contemporaneo,il no non ha mai smesso di cercare luce nelle zone d’ombra dell’esperienza umana. Ogni volta che il canto si leva e il gesto si dispiega nello spazio spoglio del palco, si rinnova l’antico compito di ricomporre il disordine, dare forma all’indicibile, trasformare il dolore attraverso la bellezza. Custodendo un codice rigoroso e insieme aprendosi al tempo che lo attraversa, il no continua a farsi luogo di soglia tra visibile e invisibile, tra memoria e presente. E in quell’istante sospeso in cui parola, musica e silenzio si accordano, affiora ancora la possibilità di intravedere, magari per un solo istante, l’armonia.»

Durante i mesi di maggio e giugno sono previsti diversi appuntamenti di approfondimento:

Sabato 23 maggio: Incontro con l’artista Keiko Udaka, che illustrerà l’arte della realizzazione di una maschera NO tra tradizione e innovazione, e performance di Monique Arnaud nel cortile del Palazzo Cappa Cappelli.

Sabato 30 maggio: il giornalista e scrittore Paolo Di Paolo sarà in dialogo con Dacia Maraini sulle sue esperienze di vita in Giappone.

Sabato 6 giugno: concerto di Fabrizio Valente che si esibirà con lo shakuhachi, strumento a fiato tipico giapponese.

Sabato 13 giugno: Claudia Iazzetta in conferenza: “Come un'erba che fluttua nell'acqua: Komachi e altri personaggi femminili nel teatro NO”.

Sabato 20 giugno: finissage della mostra con una conferenza-dialogo sul teatro giapponese tra il professor Matteo Casari, docente di Storia dei Teatri in Asia, Culture performative dell’Asia dell’Università di Bologna e Fabio Massimo Fioravanti.

Fabio Massimo Fioravanti (Roma,1955). Dopo la laurea in Lettere Moderne, conseguita presso La Sapienza Università di Roma, inizia nel 1980 l’attività di fotografo collaborando con riviste italiane e straniere, case editrici e agenzie d’immagini. Unisce le sue due grandi passioni di vita - il viaggio e la fotografia - realizzando numerosi reportage fotografici sul Giappone, l’Asia Centrale, l’Africa del sud ed il Medio Oriente. Collabora con numerosi artisti - pittori, musicisti, scrittori, attori, performer - a progetti multidisciplinari in comune; con il J.P.A.R.C. (Japanese Performing Arts Research Consortium) di Kyoto; con la Scuola Teatro Kongo, una delle cinque Scuole in cui si tramanda il teatro no. Nel 2020 ha vinto il Premio Internazionale della Fondazione Cesare Pavese. Sue opere si trovano in importanti Musei e Collezioni private tra cui: Museo Nazionale d’Arte Orientale “Cà Pesaro”, Venezia; Biblioteca Nazionale di Grottaferrata, Roma; Fondazione De Marchis, L’Aquila; Collezione di fotografia contemporanea “In Vista”, L’Aquila. Ha pubblicato vari libri fotografici tra cui: Immaginare l’invisibile, Fondazione De Marchis 2026; Kyoto Butoh-kan, Voglino Editrice 2021; Una storia quasi solo d’amore, Feltrinelli 2018; Elegia Siriana / A Syrian Elegy, CasadeiLibri Editore 2016; La Via del Noh / The Way of Noh, CasadeiLibri Editore 2014; Zuiganji: la vita dei monaci Zen, Edizioni Novale 2011; Per Alberto Moravia: luoghi e ricordi, Edizioni Empirìa 2007; Imagine Uzbekistan, Edizioni Novale 2006. Èautore di numerose mostre - personali e collettive - in musei pubblici e gallerie private in Italia e in Giappone.

Keiko Udaka (Kyoto, 1980).Da piccola ha recitato in numerosi no in ruoli affidati ad attori-bambini. All'età di 10 anni comincia la scultura di maschere no nella bottega del padre - Udaka Michishige - attore shite della Scuola Kongo. Si laurea all'Università delle Belle Arti di Kyoto. Nel 2007 partecipa e gestisce l'esibizione di maschere no durante la tournée della famiglia Udaka in Francia e Germania. Ha creato maschere per alcuni personaggi del videogioco Apex Legends. Nel 2023 appare con l’attore Keanu Reeves in un video documentario realizzato da Roman Coppola per la Suntory. Insegna la sua arte a Kyoto e Tokyo e tiene workshop e conferenze nelle università del Giappone. Oltre alle maschere classiche del repertorio del no, si dedica anche alla creazione di nuove figure rappresentative della contemporaneità, come ad esempio le “mascherine” che riproducono solo la parte inferiore di una maschera del no.

Monique Arnaud. Shite e shihan, è praticante del canto e della danza del teatro no con i maestri Udaka della Scuola Teatro Kongo ed ha interpretato le prime parti di diversi titoli del repertorio sulle scene giapponesi. Ha insegnato regia teatrale all’Università IUAV di Venezia; curato la regia di performance site specific nel Palazzo Ducale, Venezia e all'Arsenale, Venezia. Ha curato regie di teatro musicale per la Fondazione La Fenice, Venezia; per la Biennale Musica, Venezia; per il Teatro Due di Parma. Dal 2004 collabora a regie di opere liriche in Italia, Spagna, Giappone, Cina. Pratica la scultura di maschere con la maestra Keiko Udaka.

La Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre viene istituita a L’Aquila nel 2004 allo scopo di conservare, tutelare e valorizzare il patrimonio documentario e librario raccolto dal professor Giorgio de Marchis nel corso della sua carriera di storico dell’arte. Manifesti, locandine, inviti e brossure sono solo alcuni esempi delle tipologie documentarie che caratterizzano l’archivio composto da quasi 200.000 pezzi, oltre a cataloghi di mostre, monografie e saggi. Dal 2018 abita gli spazi del primo piano del Palazzo Cappa Cappelli che apre costantemente per eventi, mostre e collaborazioni con artisti ed enti.

Nanakorobi Yaoki

Cadere sette volte, rialzarsi l’ottava

Fabio Massimo Fioravanti - Immaginare l’invisibile

Inserito nel programma dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026

sostenuto e promosso dal Comune dell’Aquila

Con il patrocinio dell’Ambasciata del Giappone in Italia e dell’Istituto Giapponese di Cultura (Japan Foundation)

Catalogo, a cura della Fondazione Giorgio de Marchis, in mostra con i testi di Fabio Massimo Fioravanti, Matteo Casari, Diego Pellecchia, Monique Arnaud, Rebecca Teele Ogamo, Udaika Keiko.

Inaugurazione 16 maggio 2026 ore 18.00

Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre

Corso Vittorio Emanuele II, 23 - L’Aquila (AQ) - www.fondazionedemarchis.it

Contatti

Diana Di Berardino tel. 3384581985 | Barbara Olivieri tel. 3498832591

fondazione.demarchis@gmail.com

Valentina Equizi

Graphic designer e social media manager - valentina.equizi88@gmail.com - tel. 3497500772

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