Arte e cultura
Il progetto espositivo mostra gli artisti: Alighiero Boetti, Gaia De Megni, Front Design, IAMMI, Duccio Maria Gambi, Gordon Guillaumier,Nicola Martini, Diego Miguel Mirabella, Pietro Ruffo, Patricia Urquiola a cura di Giorgio Galotti e Claudia Pignatale
Sergio Ferroni

Alfabeti - Internazionali BNL d’Italia – Foro Italico, Roma

Il progetto espositivo ideato in occasione degli Internazionali BNL d’Italia presso il Foro Italico, prosegue nell’ottica di valorizzazione delle aree destinate ad accogliere gli ospiti di Sport e Salute e della FITP – Federazione Italiana Tennis e Padel, per generare un percorso di mostra che si snoda dalla Sala delle Armi fino alle lounge delle Corporate Hospitality.  Le opere e gli arredi di design intendono offrire una panoramica semantica attraverso tracce testuali e composizioni intese come spazio di osservazione, per creare un percorso univoco attraverso continui stimoli e messaggi che accompagnano i visitatori del torneo.

All’interno e all’esterno delle sale saranno presentate opere uniche, sculture e installazioni ambientali che dialogheranno con gli spazi e le strutture architettoniche.  Il percorso parte dalla Sala delle Armi, con un’installazione ambientale di Pietro Ruffo che entra in relazione con l’architettura della sala di Luigi Moretti.

L’intervento di Ruffo è incentrato sulla ricomposizione del progetto Le Monde Avant la Creation de l’Homme, 2024, che ritrae un imponente canyon dipinto con inchiostro e ritagli, che assume un nuovo aspetto e cela una storia antica rivelata attraverso fossili di conchiglie meticolosamente intagliati su carta applicata su tela.

La parete di 21 metri occupa lo spazio dell’architettura in linea con la storica balaustra di Moretti, ampliando visivamente la sala con l’ausilio dell’intervento a pavimento, dove una grande stampa su pvc replica il soggetto di una carta millimetrata su cui sono riportate libellule, motivo ricorrente nella pratica dell’artista e simbolo da intendere come esordio della vita sul pianeta Terra. L’allegoria dell’intervento introduce la tematica dell’intero progetto dal titolo Alfabeti.

Completano la sala I divani Pebble Rubble, firmati da Sofia Lagerkvist e Anna Lindgren di Front Design per Moroso, che trasformano l’immagine primordiale della pietra in un’esperienza di comfort. Ispirati alle forme organiche dei paesaggi svedesi e realizzati a partire da rocce scansionate in 3D, appaiono come blocchi megalitici, ma rivelano al tatto una natura accogliente e sensoriale. Un gioco percettivo tra solidità e morbidezza, natura arcaica e spazio contemporaneo.  Sulla terrazza, gli arredi Emu estendono il percorso verso l’esterno. I salotti della collezione Angel, disegnata da Angeletti & Ruzza, introducono curve morbide e grafiche, in equilibrio tra comfort e leggerezza della struttura in alluminio. Accanto, i tavoli Nova e le sedie Alisea di Alessandro Stabile per Emu disegnano una presenza essenziale e dinamica: l’acciaio, la lamiera stirata e le aste metalliche evocano la leggerezza del vento.  Proseguendo verso le sale Corporate Hospitality all’interno dello Stadio Centrale del Tennis, prende forma un alfabeto visivo e testuale che si sviluppa a partire dal Parco del Foro Italico, attraverso un percorso di opere diffuse in più punti e pensate per offrire una visione d’insieme stratificata e complessa.

Tra i primi interventi del percorso esterno compaiono le tre pietre in basalto e poliuretano di Nicola Martini, dal titolo Xenolite, 2024,che celebrano il linguaggio del fossile di pietra, qui generato da un accumulo di materiale plastico. Fingendosi reperti naturali, attraggono e ingannano lo sguardo attraverso la brillantezza della materia che, attivata dalla luce solare risulta dorata, ed evocando la sua natura artificiale che sollecita una riflessione su ciò che resta dopo il passaggio dell’uomo. In questo scarto tra naturale e sintetico, memoria e trasformazione, si delinea un nuovo alfabeto del tempo e della conservazione.

L’opera si confronta con Tiles,2026, dei designer IAMMI, un’opera ambientale che rilegge la piastrella trasformandola da superficie rigida a moduli morbidi, attraversabile e abitabile. Elementi in gommapiuma, decorati con motivi ispirati agli azulejos, compongono un paesaggio percorribile che mette in tensione tradizione decorativa e relazione fisica con lo spazio, attivando un confronto diretto tra corpo, materia e ambiente.  Sul Ponte dei campioni campeggia la grande opera testuale Keep these images safe, 2026, dell’artista emergente Gaia De Megni. Ideata e prodotta per l’occasione, l’artista qui esplora l’importanza della memoria intercettando uno dei principali obiettivi della manifestazione, da intendere come momento generatore di immagini uniche da preservare per il futuro. Icone visive che diventano sedimenti nella memoria.  Le aree ospitalità all’interno dello Stadio del tennis sono abitate dalle opere di Diego Miguel Mirabella, artista poliedrico che esplora la parola e l’importanza del messaggio attraverso il mosaico tradizionale marocchino a tessere in ceramica (Zellij), realizzati a mano in collaborazione con artigiani di Fez, e le sculture in bronzo e ottone,dalla serie Racconti di fuoco, che rievocano i caratteri segnici primordiali che si mescolano a elementi naturali, come ramio limoni, in cui ogni elemento racconta storie del passato e rimanda a culture precedenti, attraversando il tempo e lo spazio, fino ad arrivare ai giorni nostri.Una tensione continua tra ciò che viene mostrato e ciò che si cela allo spettatore nel tentativo di creare “la necessaria condizione per scrivere una poesia” come egli stesso rivela. Il suo gesto si collega automaticamente alle sedute in esterno di IAMMI,che ritorna negli interni con arredi in poliuretano che affiorano come memoria di un futuro prossimo.

Nella Foro italico Club (FIC) il divano Gruuve, disegnato da Patricia Urquiola per Moroso, riporta nello spazio contemporaneo lo spirito libero e anticonformista delle sedute anni settanta. Le sue forme morbide e continue disegnano un paesaggio domestico fluido. Il tavolino Toast di IAMMI ha la forma inconfondibile di una fetta di pane, le sue aree grezze e porose evocano la crosta tostata, accentuando la tensione tra un materiale classico e una forma letterale contemporanea.  Le poltrone One Page, di Ron Arad per Moroso, nate dall’idea di modellare un unico foglio continuo. Seduta, braccioli e schienale si fondono in una forma scultorea e avvolgente.  Nel dehor i salotti della collezione Ivy, disegnata da Paola Navone per Emu, un paesaggio di arredi-scultura dalle linee rigorose e dalle sedute morbide e sinuose. La maglia metallica in lamiera d’acciaio disegna un gioco di pieni e vuoti, lasciando filtrare luce e natura in un equilibrio tra imponenza, leggerezza e intreccio.

Nella sala Montemario Sud, il divano Josephine di Gordon Guillaumier per Moroso nasce dal desiderio di superare la geometria rigida del divano moderno, scegliendo forme morbide e sinuose, in un equilibrio di proporzioni leggere e femminili. Il nome omaggia Joséphine Baker, icona libera, ironica e trasformista, evocando un’idea di eleganza emancipata e non convenzionale.

Il tavolino Drop di IAMMI, in policarbonato, si ispira al movimento di una goccia sull’acqua. Le superfici trasparenti, attraversate da leggere vibrazioni, suggeriscono una dinamica sospesa, mentre gli elementi combinabili generano composizioni fluide e variabili. Completano la sala le poltrone Mathilda Loungee Ruff di Patricia Urquiola per Moroso.

Nella sala Montemario Nord, il divano Pacific, disegnato da Patricia Urquiola per Moroso, costruisce un’idea di relax avvolgente e protettivo, ispirata alle atmosfere distese della West Coast. Le forme ampie, curve e prive di spigoli incontrano dettagli couture e tessuti materici, trasformando la seduta in un paesaggio morbido e tattile. Completano la sala le poltrone Gogan e Ruff di Patricia Urquiola per Moroso e Square di Jonathan Olivares per Moroso.

Infine, nella Sala Autorità, due opere storiche opere di Alighiero Boetti artista appartenente alla corrente dell’Arte Povera e riconosciuto a livello internazionale, trovano spazio sulle pareti per celebrare simbolicamente il valore del verbo, tema legante del progetto espositivo tra la Sala delle Armi, il Parco del Foro Italico e le Corporate Hospitality. L’arazzo Alternandosi e dividendosi...  nella primavera dell’anno mille novecento ottantanove, 1989, di provenienza storica dalla Galleria Sperone Westwater e gentilmente concessa da Tornabuoni Arte, appartiene alla serie di opere più celebri della storia dell’autore. Sulla parete opposta Simmetrico, Asimmetrico, del 1973, completala presentazione che ricapitola la ricerca dell’artista sulla parola, anche attraverso la tecnica della biro su carta.

Per gli arredi i pouff Tofu di IAMMI e il divano Rift di Patricia Urquiola per Moroso scandiscono il ritmo dell’allestimento. I Tofu nascono da un immaginario organico, tra roccia e materia modellata: realizzati in gommapiuma “upcycled” con finitura applicata a mano, che si presentano come elementi ibridi, sospesi tra sedute, coffee table e presenze scultoree.

Di fronte al divano, il tavolino Lunapark di Alessandro Zambelli per Secondo me, in vetro di Murano fuso da lastra, introduce un accento luminoso e materico. Completano la sala le poltrone Mathilda Lounge, Ruff e Getlucky di Patricia Urquiola per Moroso, insieme al tavolino Overthinking di IAMMI.

Nel Dehor salotti della collezione Angel di Angeletti & Ruzza per Emu.

Un progetto di: Giorgio Galotti e Claudia Pignatale

Masterplan LEA: Fabrizio Graziani

Light Design LEA: Massimo Pascucci

Official Supplier: Emu, Moroso

Si ringrazia: Clima, Studio SALES, Tornabuoni Arte

5–17 Maggio, 2026

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