Eventi
Sergio Ferroni
La visione di Open Project sulla rigenerazione urbana, tra strategie e nuovi modelli
Si è svolto lo scorso 22 aprile a Bologna un nuovo appuntamento di Dolfi7, l’osservatorio culturale di Open Project dedicato ai temi della trasformazione urbana. L’incontro ha rappresentato un momento di approfondimento e confronto fra figure di rilievo del mondo della progettazione, della ricerca, del placemaking su visioni, modelli e pratiche che stanno ridefinendo il modo di abitare e pensare le città contemporanee. Al centro del dibattito la necessità di rivedere il concetto stesso di rigenerazione urbana, superando una prospettiva meramente fisica e infrastrutturale per abbracciare una dimensione sociale, culturale e comunitaria.
Ad aprire il panel è stato l’intervento di Stefano Zamagni, professore di Scienze economiche all’Università di Bologna, dal titolo Dalla rigenerazione degli spazi urbani alla rigenerazione dei luoghi, che ha proposto una riflessione di carattere storico e concettuale.
A partire dalla distinzione tra civitas e urbs, Zamagni ha ricostruito l’evoluzione della città fino alla rivoluzione industriale, quando lo spazio urbano ha iniziato a essere concepito come merce, per arrivare all’attuale paradigma della smart city. La sua analisi si è conclusa con un invito a un cambio di prospettiva: riconoscere la città come bene comune, patrimonio condiviso dell’intera collettività, è condizione necessaria per una rigenerazione autentica.
In continuità con questa visione, Elena Granata, docente di Urbanistica al Politecnico di Milano, con l’intervento Rigenerazione senza rigenerazione. Perché l’attenzione al sociale può fare la differenza, ha evidenziato come negli ultimi cinquant’anni processi quali l’abbandono degli edifici pubblici e la crescita dell’edilizia privata e di lusso abbiano progressivamente sottratto spazi e servizi alla dimensione collettiva.
Il passaggio da “luogo” a “spazio” segna, in questa prospettiva, l’affermarsi di una logica mercantile che riduce la città a prodotto. La rigenerazione urbana, ha sottolineato, dovrebbe invece ristabilire l’equilibrio tra interesse pubblico e rendita, restituendo centralità ai diritti urbani fondamentali.
Il tema della restituzione alla comunità è stato ulteriormente sviluppato da Fiore De Lettera, professore di Branding e Comunicazione civile alla Scuola di economia civile, che con l’intervento Riuso adattivo e rigenerazione dei beni culturali. Una sintesi che richiede lungimiranza ha introdotto il concetto di “riuso adattivo”,inteso come processo capace di coniugare memoria e innovazione, che consente di trasformare edifici storici dismessi in nuove risorse per la collettività.
Attraverso casi concreti – tra cui a Napoli la Chiesa di Santa Maria Maddalena ai Cristallini, la Scuola Grande della Misericordia a Venezia e Palazzo Mazzarino a Palermo – è emersa la possibilità di una rigenerazione che valorizza il patrimonio culturale rendendolo accessibile e condiviso.
Due ulteriori esperienze di trasformazione urbana sono state presentate da Valeria Alfano, architetto dell’ufficio amministrativo e beni culturali dell’Archidiocesi di Bologna, nell’intervento dal titolo L’anima della città: la sfida della rigenerazione sociale e culturale dell’Arcidiocesi di Bologna. I casi del Monastero della Visitazione di Maria e del Complesso San Carlo testimoniano come luoghi un tempo chiusi possano diventare spazi aperti, capaci di generare relazioni, benessere e identità per la comunità.
A chiudere l’incontro, Leonardo Fornaciari, amministratore unico di Tredilbologna, che con l’intervento Come possiamo cambiare le nostre città: idee e pratiche per rigenerarle ha proposto una lettura della rigenerazione urbana come processo ibrido tra pubblico e privato. Centrale, nella sua visione, è il coinvolgimento attivo della comunità: non progetti calati dall’alto, ma percorsi condivisi, costruiti insieme ai cittadini.
Moderato da Maurizio Piolanti e Francesco Conserva, rispettivamente presidente e vicepresidente di Open Project, l’incontro ha riunito relatori provenienti da ambiti diversi – accademico, progettuale e culturale – offrendo un quadro articolato e multidisciplinare. Ne emerge una visione della città come organismo vivo, in cui le trasformazioni fisiche sono inseparabili dalle dinamiche sociali e culturali che le attraversano.
Il ciclo di incontri promossi da Open Project all’interno del proprio osservatorio culturale Dolfi7, si conferma così come uno spazio di riflessione aperto e qualificato sui temi della rigenerazione urbana, capace di mettere in dialogo competenze diverse per immaginare modelli di sviluppo più equi, inclusivi e sostenibili.
Open Project
L’approccio multidisciplinare trova riscontro nel DNA di Open Project – guidato da Maurizio Piolanti e Francesco Conserva – votato alle contaminazioni e al confronto con ambiti differenti e apparentemente lontani dal mondo dell’architettura, in una ricerca continua di arricchimento e stratificazione della pratica progettuale.
Fondato a Bologna nel 1984 e oggi fra le prime firme di architettura e ingegneria in Italia, Open Project conta numerose realizzazioni per grandi aziende nazionali e multinazionali, con tipologie edilizie differenti, che comprendono il residenziale, il ricettivo, lo student housing, il culturale, il commerciale, i workspaces e gli uffici. Un percorso di continua crescita ha portato Open Project a riunire un team multidisciplinare di più di 50 professionisti specializzati in ambiti distinti.
Lo studio conduce una ricerca continua a favore dell’innovazione tecnologica e di standard elevati, anche attraverso processi di digitalizzazione con particolare attenzione all’aspetto della sostenibilità ambientale, che ha condotto Open Project a conseguire per molte delle sue realizzazioni riconoscimenti importanti con certificazioni internazionali.
Sede di Dolfi7, l’osservatorio culturale di Open Project: Via Pompeo Scipione Dolfi 7, Bologna
www.openproject.it/
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