Arte e cultura
Il vernissage dell’evento è stato, a dir poco, spettacolare ed ognuno dei presenti, entrati timorosi in questi territori del dark immaginario, hanno vissuto per poche ore in quel famoso “lato oscuro della luna”
Redazione

Paura e Fobia

Picasso paragonava l’arte ad una lunghissima bugia inventata con lo scopo di scoprire le verità che appartengono agli spazi interiori della nostra mente: un gioco meraviglioso, una costruzione creata per aprirci ad avventure estetiche che spingono alla ricerca e alla condivisione della bellezza, dell’armonia, ma anche per farci immergere nei territori impervi dell’Io più profondo.

L’arte può divenire infatti un passepartout in grado di intercettare i territori più instabili delle nostre esistenze, nascosti sotto gli iceberg di ghiaccio del quotidiano: ossia le paure e le fobie che Cinzia Cotellessa, con la sua carica ironica e provocatoria, ha ricreato nella sua Galleria di via Gallese 8 per materializzare le angosce terrorizzanti che accompagnano le nostre vite rendendoci spesso succubi, impotenti e perdenti.

Il vernissage dell’evento è stato, a dir poco, spettacolare ed ognuno dei presenti, entrati timorosi in questi territori del dark immaginario, hanno vissuto per poche ore in quel famoso “lato oscuro della luna” descritto musicalmente dai Pink Floyd nel 1973, accompagnati dalle performances dell’attrice Chiara Pavoni, dalle conturbanti maschere di Adriano Virgili e dalle splendide modelle in costume Emanuela Bonafaccia, Elisa Patriarca, Maria Rosaria Giglio, Sandra Sestili, Mirella Moretti, Rossella Papa, Virginia Condè.

La provocazione, da parte dei nove artisti protagonisti dell’evento, è stata totale: il maestro Ugo Angelini, trascinato da un invasivo spirito surrealista, ha presentato quattro opere dense di stimoli sensoriali, mentre l’esperto manipolatore dell’immagine Franco Bacci ha spinto sull’effetto notte mostrando come l’inquietudine si possa trasformare in angoscia piena e sottile. Anche Simona Capuano ha indagato su atmosfere concettuali attraverso opere che insistono sulle espressioni del mondo interiore. Bastano i titoli per descriverle (Terapia d’urto, Inside, Ferite dell’anima ,Inquietudine e la Trappola).

Ma la destabilizzazione assoluta si è raggiunta nella sala che contiene le opere di Cinzia Cotellessa: provocatrice inesauribile che vuole esorcizzare, spesso con ironia sottile, il male indotto dalle figure animali più viscide che attorniano il nostro quotidiano. Quel tipo di paura si chiama fobia e investe in molti di noi zone di sopravvivenza rendendoci così timorosi da generare ossessioni psicotiche legate, appunto, a quegli esseri disgustosi che si muovono tra le pieghe dell’esistenza di tutti i giorni.

Centopiedi striscianti, ragni silenziosi pronti a colpirci, topi sporchi che si muovono nei sotterranei, tarantole, pipistrelli con strisce di sangue, e poi mosconi invadenti e scarafaggi orribili che strisciano sulle labbra e sulla schiena di donne inconsapevoli.

Alla sua ricerca si è unita quella di Elena Pietrangeli, della pittrice torinese  Nydia Lalage Florio, con il suo State of Mind , di Mana Greco che ha presentato Il rumore della paura, e di  Barbara Maresti, che, con i suoi costumi dipinti e segnati da scritte e immagini poetiche, ci conduce nel mondo disordinato e contorto della psiche contemporanea (The Upside down) commuovendoci poeticamente con il suo multiplo intitolato Camici Bianchi .

Infine Olimpio Monticelli  ci ha trasportato nella mostruosità della ragione che si perde tra le trame politiche di un mondo autoritario e oligarchico che sempre di più appare privo di guide, valori e principi.

Alla conclusione di questo deformante, e a volte isterico fly by artistico, rimane però la persona, l’uomo che desidera liberarsi dalle proprie fobie cercando di ritrovare, nella propria spiritualità, il senso imprescindibile del proprio destino. Gli interessanti interventi del prof. Aldo Lombardo, che durante la serata ha spiegato i meccanismi spesso paradossali della nostra psiche di fronte alla paura, e dell’avvocato  Fabrizio Abbate, che ha messo in guardia dalle pericolosissime potenzialità dell’ AI,  si condensano in un’immagine, ossia nell’opera “icona” inventata da Cotellessa: un uomo che urla nel momento in cui spezza le catene dell’irrazionale. Questo il messaggio-guida di tutto l’evento: liberiamoci, usciamo dagli incubi della ragione per trasformarci positivamente, attraverso l’arte, la poesia ma, soprattutto, grazie all’ironia che tutto delimita e osserva.

Piero Zanetov

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