Salute e benessere
Francesca Sirignani
Una tradizione di sobrietà che diventa modello di sostenibilità: la lezione dei masi di Bressanone
In Alto Adige, in particolare a Bressanone e nella sua valle, il senso della sostenibilità non è una moda recente ma affonda le sue radici in una storia fatta di sobrietà, ingegno e rispetto profondo per le risorse. Fino a pochi decenni fa, infatti, questa era una terra povera, segnata da condizioni di vita dure e da un’agricoltura montana che imponeva alle famiglie di contare unicamente su quanto erano in grado di produrre. Nei masi di montagna, spesso situati in zone scoscese e difficilmente accessibili, non si sprecava nulla: ciò che la natura offriva era prezioso e ogni oggetto veniva usato fino all’ultimo respiro.
Le fattorie alpine erano veri e propri microcosmi autosufficienti. Ogni risorsa aveva molteplici vite: i vestiti consumati venivano rammendati più volte e, quando non era più possibile indossarli, si trasformavano in pantofole, strofinacci o tappeti tessuti a mano. Allo stesso modo, il cibo non veniva mai buttato: ciò che avanzava diventava ingredienti per nuovi piatti, spesso destinati a diventare simboli della tradizione gastronomica locale.
Proprio da quella cultura dell’essenzialità nascono alcuni dei piatti oggi considerati tipici dell’Alto Adige. I canederli, il gröstel (l’arrosticciata di patate, cipolle e carne avanzata) e il Scheiterhaufen (dolce rustico a base di pane raffermo, latte e uova) rappresentano al meglio quella che un tempo era definita la cucina degli avanzi: un modo intelligente e creativo per utilizzare pane secco, ritagli di carne, latte delle proprie mucche, uova del pollaio, farina, patate, pancetta, formaggi e mele del maso, insieme alle erbe fresche dell’orto. Oggi questi piatti sono spesso reinterpretati in chiave contemporanea dagli chef stellati ma la loro essenza rimane la stessa: trasformare ingredienti umili in qualcosa di nutriente, buono e ricco di storia.
Questa mentalità, nata dalla necessità, è oggi diventata una fonte d’ispirazione per numerosi progetti di sostenibilità. La tradizione contadina ha infatti trasmesso un messaggio chiaro: la natura ha i suoi ritmi e l’uomo deve imparare a rispettarli. Da qui prendono forma iniziative che non si limitano a combattere lo spreco alimentare ma promuovono anche un uso attento delle risorse naturali, la riduzione dei rifiuti, la valorizzazione delle filiere locali e la riscoperta delle pratiche artigianali.
I progetti contemporanei – spesso guidati da cooperative, ristoratori, giovani agricoltori e associazioni del territorio – hanno un obiettivo comune: preservare e attualizzare quel patrimonio di saggezza rurale, trasformandolo in un modello di sostenibilità applicabile alla vita quotidiana e al settore turistico. L’intento dichiarato è quello di proteggere i processi naturali, onorarne i tempi e prevenire ogni forma di spreco, restituendo valore a ciò che per secoli è stato parte integrante della vita nei masi.
Così, ciò che un tempo era una necessità diventa oggi una scelta consapevole: un’eredità culturale che continua a ispirare un modo più attento, equilibrato e responsabile di vivere il territorio
Gli albergatori, i ristoratori, gli agricoltori e i produttori di Bressanone sono da sempre impegnati nella lotta allo spreco alimentare. Le loro iniziative non si limitano alla stagionalità e alla regionalità ma recuperano e valorizzano il tradizionale stile di vita altoatesino, basato su sobrietà, autosufficienza e rispetto delle risorse.
La Giornata contro lo spreco alimentare, celebrata ogni 29 settembre secondo il calendario delle Nazioni Unite, è un richiamo importante ma a Bressanone la sensibilità per questo tema è quotidiana. Oggi questo approccio ispira numerosi progetti sostenibili che mirano non solo a ridurre gli sprechi ma anche a valorizzare le risorse naturali nel rispetto dei loro cicli.
Per esempio, la famiglia Noflatscher, che gestisce il maso dal XVI secolo, utilizza integralmente i prodotti dell’azienda agricola biologica. Ricette tradizionali vengono reinterpretate con creatività, come i tortelli alle foglie di carota o il “lardo di grano”. Le verdure in salamoia assicurano riserve per l’inverno.
Lo chef Florian Fink, invece, applica rigorosamente il principio “zero sprechi”: scarti vegetali diventano basi per salse e brodi, ossa di carne e pesce si trasformano in fondi intensi e la frutta estiva è conservata come confettura per i mesi freddi.Anche lo chef Alexander Thaler reinterpreta la cucina contadina mantenendo l’antica regola del “non si butta via nulla”. La famiglia produce il proprio vino e propone piatti della tradizione come canederli, Gröstl e Scheiterhaufen.Katrin e Johannes Messner, pionieri del biologico dal 1983, producono carne, vino, frutta e verdura secondo stagionalità e disponibilità. Il menù cambia in base al raccolto, riducendo naturalmente gli sprechi. Philipp Fallmerayer e Ivo Messner, invece, coltivano ortaggi ed erbe nel proprio giardino: “raccolto al mattino e servito a pranzo” è il loro motto. Il menu mensile esprime creatività e radici locali.Infine lo chef Levin Grüten utilizza vino, ortaggi, erbe spontanee e funghi del territorio per una cucina strettamente legata alla natura e alle stagioni. La sommelier Teresa Pichler valorizza i vini della cantina di famiglia.
Anche grandi realtà contribuiscono concretamente alla lotta allo spreco. Attraverso la piattaforma Too Good To Go, Brimi – Centro latte Bressanone e GASSER BROThers vengono messi a disposizione eccedenze a prezzi ridotti. In particolare, in tre anni, ha distribuito 18.900 “Magic Box”, dimostrando l’efficacia del progetto.Le due aziende donano, inoltre, quotidianamente prodotti invenduti a enti benefici: Brimi alla Lebensmittelbank, Gasser Brothers al Villaggio dei bambini di Bressanone.Brimi ha infine avviato un progetto innovativo: nel 2019 ha fondato Dolomites Milk, il primo impianto dell’area a produrre polveri di latte e siero senza OGM, trasformando sottoprodotti in risorse preziose.
In questo contesto, la sostenibilità gastronomica non si limita a ridurre lo spreco ma diventa un linguaggio condiviso che rafforza l’identità del territorio e il senso di comunità. Le esperienze di Bressanone e della sua valle dimostrano come tradizione e innovazione possano convivere, dando vita a pratiche concrete, replicabili e capaci di generare valore economico, sociale e culturale. Un approccio che non guarda solo al futuro del cibo ma all’ avvenire delle comunità che lo producono, lo trasformano e lo condividono.
Francesca Sirignani
PER INFORMAZIONI:
Ufficio Turistico Bressanone
Viale Ratisbona, n.9 - 39042 Bressanone (BZ)
Telefono: 0472.275252
www.brixen.org/it/
Giornalista pubblicista specializzata in tematiche turistiche ed europee. Ha conseguito una laurea in Giurisprudenza e, dopo aver ottenuto la seconda laurea in Studi Europei ed Internazionali, ha approfondito la conoscenza dell’inglese e del francese viaggiando e frequentando corsi linguistici all’estero. Collabora con diversi un periodici specializzati in viaggi e rivolti a chi è appassionato di turismo, cultura ed enogastronomia. Si è occupata anche della redazione dei magazine dell‘ Hotel Indigo St. George, un boutique hotel 5 stelle lusso di Roma. La passione che nutre per le culture, le tradizioni e i paesaggi di altri popoli l’ha sempre portata a viaggiare e a fotografare molti Paesi.
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