Arte e cultura
"Eros, Thanatos e Daimon", Francesca Cesaroni e Innocenzo Odescalchi, un dialogo tra le opere della doppia personale che con diverso linguaggio esplorano l'inconscio, il mito e il destino intrecciati a elementi onirici.
Redazione

"Eros, Thanatos e Daimon",

Amore nei suoi riflessi profondi personifica la passione carnale, codificata fin dall'epoca classica. Morte come componente distruttiva è contrapposta alla vitalità sensuale dell'eros. Spirito mediatore tra umano e divino, genio tutelare e guida spirituale, come voce interiore che indirizza l'individuo verso la sua realizzazione. È l'incontro tra due dimensioni: psiche e cosmo, materia e spirito. Energie e sintesi di contrasti vivono nelle sculture di Francesca, incentrate sull'uomo e sul suo universo interiore.  Il lavoro dell’artista ha una matrice psicoanalitica, da cui emerge la sua prima professione, declinata plasticamente e strutturalmente in una materia che si forma con l'energia del movimento. Una concezione spaziale che indaga il vuoto e costruisce il pieno, facendo emergere la forza della forma, della rappresentazione del pensiero di un'identità immaginaria.

Le pitture di Innocenzo sono concepite come trasformazioni stratificate da toni caldi e materici. Le tele svelano tracce e apparizioni in una ricerca astratta e visionaria tra immaginario, mito e riflessione filosofica. Un artificio continuo che trascende verso un'essenza magica. Umani che perdono la connessione con l'ambiente e trasformazioni dell'uomo fino all'implosione.  Sulla crescente difficoltà visiva di distinguere il naturale dall'artificiale, del trasformato, del geneticamente modificato dalle biotecnologie in una confusione identitaria da riordinare, da riallineare forse verso un’ottica diversa e più “pura”.

Sono trascorsi 12 anni dalla grande mostra di Innocenzo Odescalchi  "Prima dei geografi" al Museo Bilotti, viaggio e percezione dello spazio attraverso il tempo. Il suo lavoro - grandi tele informali come ampie mappe stratificate di culture e civiltà nei colori della terra, dell’atmosfera e dell’acqua - continua a evolvere in nuove idee, rinnova la sua ricerca verso nuove analisi e decostruzioni del sistema di convenzioni che permea ogni forma di comunicazione. Una nuova strategia pittorica nelle poetiche dell’astrazione e della sua dimensione spazio-temporale che fa capo ai sensi e alle percezioni. Alchimia che, come tutti i misteri, non ha bisogno di spiegazioni dettagliate.

Il cinquecentesco Palazzo Venier alla Salita del Grillo 17, che accoglie l'esposizione, sorge sulla chiesa di “S. Salvatore de Militiis”, dal concentramento militare della zona di cui la vicina Torre delle Milizie condivide la medesima origine etimologica. La chiesa aveva affreschi ed epigrafi votive sorgeva sui resti di due grossi muraglioni in opera quadrata.  Nel '500 il veneziano Achille Veniero, che aveva acquistato dalle suore domenicane la chiesa sconsacrata, costruì al suo posto il proprio palazzo che per tre secoli ospitò la sede tipografica della Congregazione di Propaganda Fide.  Con questa esposizione il Palazzo si riappropria della sua vocazione culturale.  E' quindi pronto ad accogliere altre iniziative legate alla diffusione dell'arte "luci e ombre", svelando l'incoscio che assume forme e capacità di trasmettere energia oltre la materia, rendendo le opere un ponte tra spirito e umanità dove le poetiche convergono nel medesimo orizzonte.

Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona

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