Arte e cultura
Interpretato da Francesco Butteri in una produzione Associazione In Fabula e Reality Theatre
Elena Parmegiani

Armadietto 7 all'OFF/OFF Theatre a Roma

Un viaggio nella memoria, nel ricordo e nella presenza di un dolore difficile da rimarginare, un viaggio anche nella memoria musicale, attraverso musica, abiti e colori che ci portano ad un' estetica pop. La sala dell’OFF/OFF Theatre a Roma ha accolto la “Armadietto 7”, ideato, scritto e diretto da Massimo Stinco, interpretato da Francesco Butteri, in una produzione Associazione In Fabula e Reality Theatre. La storia racconta di un ragazzo qualsiasi, in una palestra che diventa microcosmo di tanti ragazzi di oggi, in uno spogliatoio che ha al suo interno un armadietto speciale che svelerà un segreto. Armadietto 7 è il racconto di un percorso apparentemente magico e surreale fino alla catarsi. Dice Massimo Stinco:

“Armadietto 7” nasce da un’ispirazione reale, sorta dall’osservazione di un particolare ambiente e dai giovani che lo frequentano. Un qualsiasi spogliatoio di una qualsiasi palestra di una qualsiasi città. Credo che il “rituale” di uno spogliatoio maschile sia del tutto identico ovunque. Ogni giorno questi ragazzi (e non solo) compiono le stesse azioni, gli stessi gesti, spesso pronunciano le stesse parole. I dialoghi sono più o meno i soliti, è sempre identica o molto simile. Arrivano nello spogliatoio con la borsa sportiva, si svestono, si mettono i pantaloncini, la canottiera molti le cuffie, salutano qualcuno, si scambiano qualche parola, parlano di esercizi, ragazze, discoteca, aperitivi, serate, video su tiktok, partite di calcio, aprono e chiudono l’armadietto e vanno a fare gli esercizi, che più o meno sono sempre gli stessi. Quando tornano nello spogliatoio ricompiono le stesse azioni al contrario, si spogliano, si denudano, vanno a fare la doccia, cantano, scherzano, poi si asciugano, di nuovo scambio di parole (esercizi, ragazze, discoteca, aperitivi, serate, video tiktok, partite di calcio), aprono e chiudono l’armadietto, si rimettono i propri indumenti e tornano alla loro vita di sempre. Osservando tutto questo mi è venuto spontaneo un accostamento al rituale teatrale. Lo spogliatoio come camerino, la palestra come palcoscenico, gli allenamenti come lo spettacolo. Spesso questi ragazzi si mettono una maschera, dietro le futili conversazioni si nascondono situazioni personali difficili, segreti, problematiche. Una volta la mia attenzione è caduta su un ragazzo in particolare. Un bel ragazzo, fra i 25 e 30 anni, studente universitario fuori corso, simpatico ma spesso scostante, con attacchi d’ira talvolta anche piuttosto violenti, probabilmente bipolare, quasi sicuramente dipendente da psicofarmaci che spesso gli vedevo prendere dopo certi attacchi.

Da queste mie osservazioni è nato Armadietto 7, il numero dell’armadietto personale di quel ragazzo. Quel ragazzo è diventato per me Cosimo (quello vero si chiamava Lorenzo), uno studente fuori corso di storia medievale, lievemente bipolare. Un ragazzo diverso da molti altri della sua età, diciamo un po’ all’antica, dal corpo pulito senza alcun tatuaggio, molto legato ad anni che non ha vissuto ma che ha sempre apprezzato: gli anni 70 (sono anni che io ricordo con grande piacere e nostalgia). Ascolta perennemente musica di quegli anni, si veste in stile anni 70, detesta tutta la tecnologia moderna, ama scrivere su un taccuino con una penna stilografica, a volte con penna d’oca. Detesta il cellulare ma lo usa perché ormai non se ne può fare a meno. Cosimo è uscito (ma non del tutto) da un trauma che gli ha cambiato radicalmente la vita a soli venticinque anni o poco più. Una vita distrutta da un tragico evento del quale lui ne è stato incoscientemente responsabile. Un incidente stradale, una notte dopo essere stato in discoteca col suo più caro amico David, mezzo ubriaco, alla guida della macchina, che ha provocato la morte del suo amico. Una vita rovesciata, una vita non più vita, i pensieri suicidi, l’interruzione degli studi, l’apatia, la solitudine e tutto quello che possiamo immaginare un evento del genere comporti. David è ancora dentro di lui, ogni giorno. Lui lo sente, lo vede. Cosimo va in quella palestra perché è la stessa che frequentava con David, il suo armadietto numero 7 era sempre stato quello del suo amico”. La prova recitativa di Francesco Butteri, protagonista del commovente monologo, è unica: una bravura che lo porta nell' Olimpo dei grandi .


 

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