Architettura e design
Sergio Ferroni
Patrizia Italiano alla Milano Design Week 2025
Patrizia Italiano, la designer siciliana di base a Palermo che reinventa le teste di moro con le sue ceramiche contemporanee totalmente fatte a mano, arriva alla Milano Design Week 2025, protagonista di due allestimenti. Presso L'Appartamento di Artemest a Palazzo Donizetti, gioiello architettonico del XIX secolo situato in via Gaetano Donizetti 48, la ceramista porta Giano, testa dai due volti ispirata alla mitologia dell'antica Roma. «Giano - racconta Patrizia Italiano - è il guardiano di ogni inizio e di ogni passaggio: protegge le porte, le vie e gli incroci che segnano il confine tra un luogo e un altro. Le sue due facce simboleggiano la doppia natura di ogni transizione: l'ingresso e l'uscita, il dentro e il fuori. Secondo l'antica saggezza, chi guarda il passato è destinato a scorgere il futuro e viceversa. Così, le due facce di Giano, pur sembrando incomunicabili, si fissano reciprocamente: il passato che scruta il futuro e il futuro che rivolge lo sguardo al passato. Mentre lavoravo a questa testa, sentivo lo sguardo di entrambi i volti rivolto verso di me, come se mi chiedessero aiuto. Alla fine, ho deciso di creare un piccolo foro impercettibile, un punto di comunicazione tra le due facce. E così, come in un miracolo, le due teste hanno cominciato a parlare tra loro, grazie a quel piccolo gesto. Ora, guardandole, capisco che si sono finalmente trovate».
I Venditori di Sicilia sono protagonisti nello store Pennyblack di corso Vittorio Emanuele, dove portano raffinatezza, ironia e un tocco di teatro, attraverso una serie di dialoghi ironici che Patrizia Italiano ha scritto dando voce alle sue creazioni.
Creature giocose e ironiche, lontane dal folklore
Peculiare è l'approccio ironico e divertito di Patrizia Italiano, che reinterpreta e dà nuova linfa al tema antico delle teste di moro, svilito negli anni dalla serializzazione di forme e decori e da manifatture, spesso non italiane, di scarsa qualità. I personaggi di Patrizia Italiano sono eredi di un passato rivisitato con lo spirito del presente, creature con una voce che si esprime attraverso dettagli inattesi, figure senza occhi ma che vedono benissimo e in profondità, dialogando con chi sceglie di accoglierli in casa, dove diventano presenze leggere, giocose e, perché no, di conforto, nel segno della tradizione italiana del design evocata dal grande Andrea Branzi, maestro con cui, non a caso, Patrizia ha avuto l'occasione di confrontarsi nei suoi primi anni di attività, interpretandone poi la lezione.
La Sicilia, terra di suggestioni e simboli
«La ceramica è da sempre la mia passione» racconta Patrizia. «Il lavoro manuale e la creatività mi hanno accompagnato in ogni momento della vita. Da giovanissima ho esposto le mie opere a Milano, New York, Tokyo, negli Emirati Arabi. Ho ricominciato a lavorare dopo un lungo periodo di inattività aprendo un nuovo spazio con giardino, che chiamo il mio piccolo studio. Le mie grandi passioni, l’argilla e il mare, mi accompagnano da sempre. Filicudi è complice della mia vita, un’isola magica che amo perdutamente con i suoi colori, gli odori, i paesaggi infiniti, i tramonti, le mulattiere, i muretti a secco e il suo mare, azzurro, verde, blu. La Sicilia, con la sua ricchezza culturale e le sue tradizioni millenarie, è per me una fonte inesauribile di ispirazione. I colori che mi circondano, i profumi avvolgenti e l’atmosfera della mia isola si riflettono negli oggetti che creo e con cui mi piace raccontare una storia, un’emozione, una visione del mio mondo. Attraverso le loro forme e i loro dettagli, cerco di trasmettere questa magia fatta di simboli, ma non priva di ironia. Le mie collezioni rappresentano il frutto di questa passione e della mia personale ricerca. Si arricchiscono giorno dopo giorno di pezzi dal design contemporaneo, realizzati unendo la creatività alla cura artigianale ed interpretati in modo ironico. Racconto il frutto di un amore profondo per Palermo, con i suoi mercati pittoreschi, gli odori avvolgenti, i palazzi ricchi di storia e i cibi che profumano di secoli di tradizioni culinarie, e dell’amore per Filicudi, con i sentieri assolati, tra i muretti a secco, il sole e l’azzurro del mare».
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