Arte e cultura
Semplici immagini o presenze vere? Pura bellezza o verità?
Redazione

Le realtà invisibili del fotografo Franco Bacci

Il fotografo romano Franco Bacci, ospite fino al 19 marzo presso la Galleria Ci.Co di Roma, si presenta di nuovo nella sua città dopo cinque anni dalla precedente esposizione con un’interessante retrospettiva: un caleidoscopio di immagini  in cui si snodano, una dopo l’altra, visioni, momenti, avventure e speciali stati d’animo. Il fotografo infatti, come affermava Roland Barthes, è un artigiano di sogni che “mette in posa la realtà” catturando con il suo obiettivo la magia di un mondo complesso che risulta diverso ed “altro” rispetto a quello che ognuno di noi riesce a vedere. La raccolta di opere selezionate con cura da Cinzia Cotellessa (che già dal 1994 aveva notato, insieme a Daniela Romano ed al maestro Franz Borghese, il talento e l’istinto espressivo di Bacci) comprende settanta fotografie realizzate sia utilizzando il tradizionale metodo analogico che la tecnica digitale, caratterizzata da immediatezza e qualità di effetti grazie alla sensibilità luminosa del reflex. Il visitatore scopre, come in un viaggio, lo sguardo di questo fotografo intenso, attento ai particolari della vita quotidiana ma anche attratto, in maniera irresistibile, dall’elemento femminile che interroga con passione soffermandosi sul tracciato personale, segreto ed oscuro del soggetto che ha di fronte. I suoi nudi attraversano un vero e proprio percorso di luce all’interno di quei corpi; e Bacci ne sottolinea la sensualità giocando elegantemente, come un pittore, tra i movimenti e i fruscii delle sete trasparenti, in una specie di danza fatta di sguardi allusivi e di tenere sensibilità in cui si percepiscono i racconti, le storie e i pensieri delle protagoniste.

Semplici immagini o presenze vere? Pura bellezza o verità?

Le emozioni poi si moltiplicano quando esplora il mondo esterno e cattura l’aria, i cieli e le nuvole, insieme ai profili degli alberi o delle montagne dolomitiche appena sagomate dalla luce dell’alba.  Ma è in grado anche di scegliere percorsi urbani, sulla scia del quotidiano, osservando angoli di periferie dimenticate e muri scalfiti; o inquadrando gli eleganti bistrot di Lisbona e di Parigi.  Questo perché è affascinato dai luoghi, sia quelli particolari sia quelli usuali: come ad esempio le metropolitane, incuriosito da quelle piccole e sconosciute presenze umane che vi si addentrano ogni giorno inseguendo la loro semplice vita. La poesia visiva di Bacci naviga agilmente nell’intensità nascosta del reale, trascinando l’osservatore in un mondo sottile di immagini in cui  è possibile, di tanto in tanto, incontrare se stessi. Con la sua onnipresente fotocamera, Franco Bacci ci racconta infatti, quasi con stupore, i luoghi che visita durante i suoi viaggi, come in uno speciale carnet di ricordi soffermandosi spesso, attraverso un intarsio di luci e ombre discrete, all’interno di architetture sospese nel tempo; e quei luoghi diventano incredibilmente anche “nostri”.

Ci conduce infine su scale elicoidali e spiraliformi che si inerpicano simbolicamente sul nulla; o penetra in spazi contemporanei tra pareti che sembrano disegnate da Mondrian guardando all’interno di quei saloni, dove appaiono in lontananza opere d’arte sospese come nuvole o aerei da guerra dei primi del 900: guardiani solitari di quegli spazi assoluti.  Immagini suadenti e silenziose, ma soprattutto ricordi, suggestioni, fantasmi e sentimenti i suoi: come quelli destinati a Raffaella, la sua compagna di vita a cui è dedicata, con amore, questa preziosa retrospettiva.  La verità si dissolve spesso nel gioco; è il momento in cui Bacci, utilizzando l’artificio del digitale, ci rende spettatori di veri e propri spettacoli illusionistici: ad esempio nel flash del trenino rosso di Lisbona con sei personaggi tutti uguali che scattano fotografie dai finestrini. O in quello in cui appare un piccolo gatto che si muove rasentando un muro di città, sganciato però dalla sua ombra (che rimane ferma in un angolo, come in attesa).

Nel suo bagaglio d’artista appaiono quindi enigmatici nudi femminili, paesaggi intensi, visioni di città, racconti emotivi tracciati su esperienze quotidiane ma anche “ritratti di oggetti” immortalati come veri e propri personaggi: li inquadra lentamente con il suo obiettivo, studiando la dinamica interna delle luci e le contrapposizioni delle ombre, come se realizzasse un quadro.  Notiamo in particolare due fotografie attraverso le quali ha voluto rendere un omaggio a Giorgio Morandi ed al suo mondo: per riflettere sulla polvere del tempo che si insinua tra i vetri trasparenti di quelle solitarie bottiglie colorate.

Bacci, con lo stesso magnetismo di un sogno, ci accompagna così in un fluttuante mondo di immagini e di sensazioni giocando insieme a noi, come un bambino, nel suo elemento preferito: quello delle profonde “realtà invisibili”.

Piero Zanetov

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