Musica
...ha un repertorio che spazia dal classicismo viennese alla musica contemporanea. Si è imposto come interprete della musica americana...
Nicoletta Gandolfi

 

© photo Donato Contaldi

Emanuele Arciuli, pianista, ha un repertorio che spaziadal classicismo viennese alla musica contemporanea.

Si è imposto come interprete della musica americana, acui ha dedicato il libro, Musica perpianoforte negli Stati Uniti e vari cd tracui Americans e Walkin Beauty.

Collabora con orchestre quali la OSN della Rai, ilMaggio Musicale Fiorentino, la Fenice di Venezia, il Comunale diBologna, il Teatro Petruzzelli di Bari, l'Orchestra Verdi di Milano;suona in recital al Teatro alla Scala di Milano, al San Carlo diNapoli, per l'Arena di Verona, gli Amici della Musica di Firenze,l'Unione Musicale di Torino, la IUC di Roma, etc. Ospite diimportanti festival, tra cui “A.Benedetti Michelangeli”di Brescia e Bergamo, Miami Piano Festival, Festival dei Due Mondi diSpoleto.

Si esibisce per le maggiori rassegne di musicacontemporanea (Wien Moden al Musikverein di Vienna, BerlinerFestvochen alla Philarmonie di Berlino, Milano Musica, Biennale diVenezia, Nuova Consonanza di Roma,etc.), oltre che con orchestre difama internazionale (tra cui la Rotterdam Philharmonic, Den HaagPhilharmonic al Concertgebouw di Amsterdam, Saint Paul Chamber e laFilarmonica di San Pietroburgo).

Collabora con direttori di fama (fra gli altri RobertoAbbado, Dennis Russell Davies, Wayne Marshall, Yoel Levi e moltialtri). In ambito cameristico suona con Sonia Bergamasco e AndreaRebaudegno.

Inoltre è docente di pianoforte al ConservatorioPiccinini di Bari e insegna pianoforte contemporaneo all'Accademia diPinerolo.

Tiene workshop per numerose università degli StatiUniti, dove è stato invitato in oltre quaranta tournée.

 

Avendo già rilasciato numerose interviste sulla musicaamericana, ho preferito rivolgere al Maestro alcune domande sulladidattica.

 

D. Maestro Arciuli, qual'èil suo pensiero riguardo al conservatorio, quindi al corpo docente ?

R. Il conservatorio è unaistituzione di grande prestigio, cui va la mia gratitudine e il mioapprezzamento: la gran parte dei musicisti italiani impegnati in unaattività artistica si è formata lì. Per tale motivo questaistituzione va difesa, il che può significare, però, criticareaspramente lo status quo, che – specie a partire dalla famigeratariforma degli studi musicali – non mi pare favorisca la qualità eil talento. Non amo, inoltre, la deriva burocratica degli ultimianni,

L’altroaspetto che merita una riflessione è il numero troppo elevato distudenti.

La quantità e qualità non sempre sono compatibili: iconservatori si sono molto - direi troppo - ampliati, nel tempo, enon di rado finiscono con l’illuderestudenti non così dotati e capaci, esortandoli a intraprenderepercorsi artistici che, troppo spesso, si risolvono in un nulla difatto, con sbocchi professionali inesistenti o inadeguati.

Quanto ai docenti, l’anomaliaconsiste nel fatto che troppo spesso, nei Conservatori, si insegnasulla base di una esperienza artistica inesistente, mentre – specienella formazione dei maggiori talenti – sarebbe opportuno chefossero affidati a docenti con una reale esperienza artistica.

 

D. Come trova i Suoistudenti?

R. Molti di loro sono bravie motivati, altri suonano in maniera inconsapevole. La difficoltàprincipale, al di là del dato tecnico, sta nel capire davvero ilsistema complesso di segni di cui si compone un testo musicale. Inassenza di questa consapevolezza non si può interpretare, ma soloriprodurre – magari magnificamente – modelli che vengonoreplicati un po’acriticamente.

 

D. E torna quindi fuori Ilruolo dei docenti, ovviamente fondamentale, sia per formare che perindirizzare gli studenti; e al sistema culturale. Vogliamo parlarneancora?

R.Parlando di sistemaculturale, noto soprattutto una scarsa attenzione nei confronti dellamusica contemporanea, che invece è fondamentale per capire la nostrarealtà, senza nulla togliere agli autori classici, sempreattualissimi.

La scarsa curiosità per la nuova musica si rispecchiaanche nella programmazione delle stagioni sinfoniche e cameristiche,nelle quali la musica d’oggiè assente o presente in quantità assai modeste; inoltre, in Italiaper lo meno, perdura un atteggiamento di diffidenza e censura neiconfronti della musica contemporanea che non afferisca alleavanguardie europee e a una certa ortodossia di scrittura. Inpratica, troppo spesso, il pubblico finisce per ignorare proprio lamusica che potrebbe trovare vicina alla sua sensibilità e ai suoigusti. Per fortuna il cinema sta cominciando a cambiare registro, e –per esempio – nelle colonne sonore di Sorrentino e Guadagnino non èdifficile imbattersi in composizioni di John Adams, Arvo Part o SteveReich, per fare qualche sparuto esempio.

La musica contemporanea dovrebbe diventare parteintegrante della esperienza di un pubblico anche nuovo e giovane, chemagari già frequenta le mostre d'arte, va al cinema, conosce laletteratura contemporanea. .

Anche l'arte visiva è per me importantissima, e pensoci siano forti similitudini tra la musica e le arti figurative, chesarebbe bello si approfondissero anche a scuola.

 

D. Ora torniamo aglistudenti. Si nota subito uno studente con talento?

R. Sì. Il talento si vedesubito, E' precoce e indiscutibile. Tuttavia si può rovinare se nonviene adeguatamente nutrito, seguito, motivato.

 

D. Parlando ora alconcertista e non al docente. Qual'è, tra le tantissime che havissuto,l'esperienza più particolari che ama ricordare?

R.. Pensando alla miaterra, e al mare, cui sono legato, una esperienza curiosa che ricordocon piacere è stata quella di suonare all'alba sul mare, a Bari, inun concerto che ha avuto un seguito assolutamente impensabile allavigilia. Ci aspettavamo un centinaio di persone, sono state oltreduemila, con quasi un milione di visualizzazioni su Internet. Un buonpunto di partenza per il nascente Bari Piano Festival, che curerò apartire dall’estate 2018.

 

D. Concludiamo parlandoallora della Sua terra. Vivere a Bari, non la limita nelle Suepossibilità di contatti, di movimento o altro?

 

R. Oggigiorno puoi vivereovunque: con internet e la facilità dei collegamenti, non vi sonopiù problemi. Fondamentale, semmai, può essere il ruolo del propriomanagement.

Mario Giovanni Ingrassia e Dario Mannino sono, in talsenso, un punto di riferimento non solo professionale ma ancheaffettivo: posso suonare a Melbourne o nel Grand Canyon, a Ischia o aMilano, ma il loro supporto non mi manca mai.

Nicoletta Gandolfi

Architetto e Giornalista. Ordine degli Architetti n. 2610 - Ordine dei Giornalisti n.156485 L’ Arch. Nicoletta Gandolfi si è laureata in corso in Architettura presso l’Università di Firenze nel '94 con votazione 100/100, in indirizzo storia e restauro. Successivamente ha conseguito l’abilitazione all’esercizio della libera professione presso l’Università degli studi di Firenze e da allora svolge la libera professione. E' iscritta all'Ordine degli Architetti, pianificatori e paesaggisti di Bologna dal 1995. www.nicolettagandolfi.com

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