Eventi
Presentato il nuovo numero di The Corporate Communication Magazine dell’International Corporate Communication Hub
Sergio Ferroni

“Data-drivencommunication: tra cybersecurity e privacy”

Nell’era della datification, che vede le aziende avere accesso immediato a dati sempre piu` sofisticati rispetto alle percezioni, emozioni e desideri dei suoi stakeholders, la comunicazione diventa sempre piu` il frutto di una capacita` di traduzione del dato in strategia. Questo il punto di partenza del quarto numero del The Corporate Communication Magazine, rivista trimestrale prodotta dal primo Osservatorio internazionale sulla comunicazione corporate e istituzionale, il cui Comitato scientifico è presieduto da Stefano Lucchini (www.corporatecommunicationhub.eu), dal tema “Data-drivencommunication: tra cybersecurity e privacy” presentato martedì 19 luglio presso il Circolo degli Esteri in Lungotevere dell’Acqua Acetosa, 42 a Roma.

L’evento ha voluto mettere insieme le voci dei diversi players coinvolti in prima linea in materia di cybersicurezza e delle nuove frontiere della comunicazione basata sui dati - dai rappresentanti istituzionali agli stakeholders aziendali. Un dialogo tra i protagonisti del settore, tra i quali Roberto Baldoni, Direttore dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN), Barbara Carfagna, giornalista RAI, Simone Crolla, Consigliere Delegato American Chamber of Commerce in Italy, ed Eugenio Santagata, Chief Public Affairs & Security Officer TIM Group e CEO di Telsy, e moderato da Janina Landau, Responsabile della sede romana Class CNBC.

Ad aprire l’incontro Patrizia Rutigliano, EVP Institutional Affairs, ESG, Sustainability, Communication& Marketing SNAM, e membro del Comitato scientifico dell’Osservatorio, rimarcando come  “non possiamo limitarci al tema della cybersecurity ma dobbiamo necessariamente ampliare la discussione alla data-drivencommunication, oggi di fatto alla base della nuova economia digitale: due temi in realtà complementari e imprescindibili l’uno dall’altro. Nel quarto numero del Magazine siamo riusciti a mettere insieme tutti i pezzi del puzzle, aprendo la strada a una quasi obbligata riflessione: siamo sufficientemente dotati di sicurezza per affrontare questa ondata di innovazione? È da qui che emerge l’importanza di coesione tra pubblico e privato in questo percorso, una stretta collaborazione volta a colmare il gap tra l’Italia e l’Europa e i invece Paesi più avanzanti in ambito tecnologico.”

A farsi portavoce del mondo aziendale è Eugenio Santagata, Chief Public Affairs & Security Officer TIM Group e CEO di Telsy, ribadendo come  “nonostante la strada in salita, è stato necessario iniziare a porre le basi per lo sviluppo di software tecnologici avanzati anche in Italia.”  Un auspicio quindi allo sviluppo di tecnologie proprietarie:  “È oggi più che mai fondamentale spingere per lo sviluppo di tecnologie nazionali e per questo abbiamo bisogno di nuove competenze. Adesso il tema non è se lo stiamo facendo, ma se lo stiamo facendo abbastanza velocemente, vista la rapidità del mercato cyber su scala internazionale.”

Tema, quello della cybersecurity, da accostare a quello della privacy e dei dati.  Spiega Eugenio Santagata: “Qualche anno fa la percentuale dei dati globali digitalizzata e quindi di fatto collocata in un server ammontava a un 25%; l’anno scorso abbiamo raggiunto il 90%. Il Gruppo TIM è in prima linea su questo perché fa del digitale il suo core business; non si avvale del digitale per funzionare, ma è soprattutto un player digitale. In questo contesto, per il Gruppo TIM la produzione e la protezione dei dati sono un elemento fondamentale: non è tanto la raccolta e lo storage del dato in sé quanto la capacità di estrarre dai dati dei modelli e delle prescrizioni utili ai fini di prendere decisioni.”

È poi Barbara Carfagna,  giornalista RAI, a introdurre una prospettiva più ampia in materia di cybersecurity, legandola al mondo dell’informazione. “Il tema della cybersecurity e della condivisione dei dati è fortemente legato alla sfera dell’informazione. Pensiamo alle fake news: questo fenomeno non è che la punta dell’iceberg che nasconde una tattica ben precisa, strutturata ed estremamente diramata grazie alla rapidità di diffusione in rete di qualsiasi tipo di notizia – vera o falsa che sia. Oggi basta poco per manipolare la percezione di un gruppo di utenti online, che diventano un target ben preciso. La creazione e l’utilizzo di fake news costituisce infatti una tattica complementare agli attacchi cibernetici: oggi abbiamo un sistema di gruppi in rete estremamente organizzato che condividono le stesse idee, e che diventano potenziali obiettivi di attacchi volti a minare la loro percezione su un argomento selezionato. Il sistema è molto più vasto di come è stato raccontato fino ad ora; dobbiamo quindi ripensare i nostri sistemi di difesa che non possono solo rimanere al passo con la trasformazione digitale ma devono essere in grado di anticiparla, per effettuare un’ampia attività di prevenzione in rete.”

A porre il problema delle diverse percezioni sulla protezione in materia di dati dell’Unione europea e Stati Uniti è Simone Crolla, Consigliere Delegato American Chamber of Commerce in Italy:  “Ci sono sicuramente sensibilità diverse in Europa e negli Stati Uniti per quanto riguarda la protezione dei dati, che rimane un tema molto divisivo.  La privacy viene interpretata in maniera diretta e stringente dall’Unione europea e dall’Italia, evidentemente – basti pensare alle ultime dichiarazioni del Garante della privacy in questa direzione, rispetto anche a siti che utilizzano tecnologia americana, che sottolineano ancora una volta questa dicotomia di interpretazione. Possiamo dire che negli Stati Uniti c’è un approccio più utilitaristico: il dato che viene generato dall’utente navigando in Internet serve per comprare, vendere e creare economia e il cittadino americano ne è consapevole e non si pone particolari problemi. Sono, quindi, forse due eccessi di approccio allo stesso problema. Ed è in questa direzione che va il Transatlantic Technology Council: una delle sue missioni è proprio la soluzione di un dialogo ancora non molto produttivo ed efficace tra le due sponde dell’Atlantico.”

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