Economia e finanza
C'era una volta la Compagnia di Bandiera italiana scritto da Andrea Signini – storico contemporaneista, già dipendente di Alitalia
Sergio Ferroni

Il cosiddetto “caso Alitalia”, si è risolto a metà Ottobre, mediante la definitiva sostituzione del vettore con la neonata ITA, per la gioia della commissaria europea alla concorrenza Margrethe Vestager.

                Ad onor del vero, Alitalia aveva chiuso i battenti già nell'ormai lontano 2008 allorquando, sotto la spinta berlusconiana da un alato e quella dei “capitani coraggiosi” raccolti sotto l'egida dall'imprenditore Toto patron di AirOne dall'altro, nacquero dapprima CAI e poi SAI. Almeno, allora, il marchio Alitalia non venne spedito in soffitta, anzi! Venne rimodellato nell'estetica mediante piccoli ritocchi lungo le fusoliere degli aeromobili e nelle tinte sulle carte d'imbarco, dando l'idea di una certa continuità. Almeno dal punto di vista dell'immagine. Esattamente quanto non è stato preso in considerazione dalla dirigenza di ITA, orientata ad operare sul filo del rasoio, andando incontro a mostruose difficoltà operative e tecniche di ogni sorta: quando un vettore aereo non giunge a destinazione ma atterra su un aeroporto alternato a causa della mancanza delle certificazioni, un problemino c'è, eccome!

                Quanto sin qui esposto, altro non è stato che il centro degli interventi tenutisi alcuni giorni fa presso la caratteristica “Locanda Blues” di Via Cassia, fa in occasione della presentazione del libro “S.O.S. Alitalia. Testimonianze, storie e vicissitudini di chi ha dato lustro ad Alitalia. C'era una volta la Compagnia di Bandiera italiana” scritto da Andrea Signini – storico contemporaneista, già dipendente di Alitalia, Rappresentante di Compagnia presso l'Aeroporto Internazionale di Fiumicno, Cargo Manager ed esperto in materia; il quale, a distanza di quasi un decennio dalla precedente pubblicazione intitolata “Alitalia Top Secret”, è tornato a concentrare la propria attenzione al tema del trasporto aereo civile, “ormai ridotto all'osso” come ha tenuto a specificare.

                Seduti con lui al tavolo dei relatori, l'economista Nino Galloni – già alto dirigente di Stato e Direttore generale del Ministero del Lavoro; ed il Comandante di B-777 Alitalia Danilo Baratti, uno tra i più anziani Comandanti d'Italia e d'Europa con all'attivo qualcosa come oltre venticinquemila ore di volo. Gli argomenti trattati hanno consentito ai presenti di ampliare il proprio punto di vista, troppo spesso rinchiuso in un angolo retorico per preciso intento di certa stampa orientata ad occultare le reali responsabilità. Responsabilità che storicamente hanno un volto ben preciso che non è certo quello dei dipendenti i quali, nel corso degli anni, hanno finito per pagare il conto più amaro ritrovandosi privati del posto di lavoro o cassaintegrati, a differenza di chi ce li ha messi, uscendo con compensi milionari.

                Non si è trattato di un romantico amarcord, tutt'altro. Di un cosciente processo cronologico su cui sono state evidenziate date critiche ricalcanti occasioni perdute che alla lunga, hanno sancito lo sfaldamento e la distruzione di quello che un tempo era il fiore all'occhiello dell'IRI e rappresentava il secondo marchio al mondo più conosciuto dopo Ferrari. Una pagina di storia triste riguardante la nostra economia azzoppata da chi avrebbe, almeno sulla carta, l'incarico di renderla efficiente. Per chi desiderasse approfondire la materia, rimandiamo al noto sito di e-commerce Amazon. Lì, digitando “SOS Alitalia”, potrà scegliere se acquistare la copia cartacea o quella kindle. Ricordando inoltre che all'interno dell'opera troviamo aneddoti di vita vissuta dei protagonisti presenti nelle pagine loro dedicate, interviste inedite e studi storici approfonditi riguardanti il “Cortissimo Raggio e gli STOL”, materie che sono al centro degli studi del Signini da oltre un ventennio.

Buona lettura.

 

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