Arte e cultura
È un omaggio all’acceso e vibrante cromatismo astratto che caratterizza le opere dell’artista, e all’intensa e vigorosa matericità del colore che compone l’altro tratto cruciale dell’espressività pittorica di Cveto Marsic.
Sergio Ferroni

Si apre con una serie di opere inedite la mostra “Rifugi di emozioni” che Oblong Contemporary Art Gallery di Forte dei Marmi dedica al maestro sloveno Cveto Marsic.

Conosciuto come uno degli artisti più rappresentativi della scena astratta internazionale, Cveto Marsic, nato in Slovenia nel 1960, vive e lavora in Slovenia e in Spagna. Affascinato dalla cultura dei luoghi e dalla bellezza dei paesaggi, con uno sguardo particolarmente rivolto all’Europa del sud, alle Asturie, all’Estremadura, regioni ispaniche circondate da tratti desertici e da terre rosse. Sono territori i cui suoli sono ancora custodi di primigenia ricchezza, come le antiche saline di Pirano, in Slovenia, da cui Cveto Marsic trae ispirazione per le sue opere, come si evince già da alcuni titoli.  Con Agua densa de sal, Anidar Nocturno, Deseo Transparente, tutte opere inedite, Marsic introduce nella sua pittura astratta un elemento circolare che, come un nido, o un grembo, riflette la bellezza interiore e carica di vita della terra: l’eterna genesi cui Cveto Marsic dedica queste opere come egli stesso racconta:  “La terra è portatrice di vita e fertilità, e il fango primordiale evoca una sensazione di calore e di sensualità che mi trasportano alla mia infanzia, tra le saline, al bisogno de costruire nidi che rimane nella essenza primitiva di ogni essere umano. E una terra sempre agitata, come il cielo che la feconda, ed entrambi mettono in scena il movimento dell’esistenza, il mondo interiore che fugge, la passione, l’irrazionale”.  Le ulteriori opere inedite che compongono la mostra si presentano con un ritmo più ossessivo, e sono percorse dallo straordinario gesto pittorico di Marsic, quell’ampia e dinamica pennellata di colore che percorre la tela costruendone il tema e che, unita al vibrante cromatismo dalla densità ora accesissima, ora più pacata, rivela la cifra stilistica di Marsic in opere quali: Pasio´n, obsesio´n; Ritmo amasado; Ritmo en tierra salina; Sabor a Vino; Soplo suave nuevo. In queste opere, abbracciate da una luce intensa, emerge l’esplosiva dinamicità di Cveto Marsic, che trascina lo spettatore dentro la composizione dell’opera: un caos calmo dove il colore e il gesto artistico, talvolta attraversati da un turbinio di colori, più spesso tendenti ad esaltare i rossi accesi o i colori assoluti, descrivono con la forza dell’astrazione le emozioni quali spazi concettuali e illimitati della poetica e della ricerca artistica di Marsic, come egli stesso sottolinea: “La mia pittura persegue sensazioni. La mia poetica cerca di costruire un caos organizzato, come la vita stessa, con le sue emozioni, le sue certezze e i suoi dubbi. Il linguaggio astratto mi permette di nuotare dentro un'emozione, è come una massa che lascia spazi non delimitati, dove non è necessario rispettare alcuna regola”.

La mostra organizzata da Oblong Contemporary Art Gallery di Forte dei Marmi e Dubai è curata dalla gallerista Paola Marucci ed è realizzata in stretta collaborazione con l’artista.  Cveto Marsic, è nato a Koper, Slovenia nel 1960. Diplomato nel 1982 all'Accademia di Belle Arti di Lubiana, ha ricevuto una formazione classica in disegno e pittura. Legata alla New Slovenian Image e quindi legata alla pittura figurativa leggera e ironica che trionfa in Europa dopo lo scoppio della Transavanguardia italiana e del Neoespressionismo mitteleuropeo, la pittura di Marsic prosegue la tradizione informalista, che si nutre di una specifica impronta personale e produce la qualità della pasta pittorica, che è fatta di terra ed evoca il paesaggio stesso. Durante il suo viaggio in Spagna, e dopo aver attraversato Siviglia, il suo lavoro inizia a integrare nozioni di astrazione lirica, come potenti elementi di luce e colore. Il colore svanisce durante il periodo della guerra in Jugoslavia. Di nuovo compare la pittura figurativa, ma le opere diventano più austere e acromatiche, perdendo l'inclinazione al colore e alla luce. I paesaggi e le strade segnano il successivo intenso periodo di lavoro. Il tema della fertilità, come bisogno di rinnovata speranza o come ossessione del dopoguerra, riflette un periodo di tranquillità. Poi arriva il periodo del nido, che rappresenta la casa, la patria, ma anche il germoglio legato alla terra, al proprio sangue, alla famiglia e alla vita.

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