Nobilitas
Il duca Don Francesco Alfredo Maria Mariano ci parlerà in questa intervista della fondazione del Consiglio Araldico Italiano e del suo corpus di cui fanno parte le scienze sussidiarie della storia.
Sergio Ferroni

Intervista al Presidente del Consiglio Araldico Italiano – Istituto M.se Vittorio Spreti

Inizieremo questo cammino citando una delle tante dichiarazioni del presidente del Consiglio Araldico Italiano – Istituto M.se Vittorio Spreti, il  duca Don Francesco Alfredo Maria Mariano“l’Istituto è consapevole che molte più famiglie si potrebbero annoverare nei nostri archivi, ma l’averle ammesse nella rubrica Nobilitas chi si andrà a realizzare non è stato a pregiudizio del loro merito e della loro nobiltà, e neppure per mancanza di cognizione; una sola penna non può saper tutto e scrivere tutto, tantomeno in una sola pagina. Questasemplice dichiarazione può bastare per rendere appagato chi non avrà luogo in questa serie di più appuntamenti ” . 

L’Istituto ha deciso di pubblicare frammenti storici di alcune delle tante famiglie, per cui il gentile lettore vorrà tenere presente il criterio di selezione adottato e considerare lo spazio della pagina che legge. Coloro che sanno di notissime famiglie notabili,  borghesi e nobili di cui non leggeranno in questa rubrica Nobilitas , pur essendo molteplici e rilevanti i segni che esse hanno lasciato nella storia e nell’araldica, non se ne vogliano se l’Istituto ha deciso di non raccontarle poiché, pur riassumendo le loro gesta, alla fine rischierebbe comunque di essere tacciato di superficialità.  La penna dell’Istituto scriverà pertanto con casualità, lontana dall’adulazione, dall’interesse e dall’invidia, e rapporterà parte delle tante nude verità che manoscritti preziosi contengono.  Tutti i dignitari del Consiglio Araldico Italiano nutrono una grande passione per gli studi di filosofia, diritto, letteratura, storia antica, medievale e del secolo scorso , e una maniacale propensione per la genealogia araldica e la nobiltà che se pur nuova ha sempre un particolare profumo, ambiziosi di divenire se non storici, almeno cronisti.

Ora il duca Mariano ci parlerà della fondazione del Consiglio Araldico Italiano e del suo corpus di cui fanno parte le scienze sussidiarie della storia.

Il Consiglio Araldico Italiano fu fondato il 18 novembre 1948 in Torino, antica capitale d’Italia, dal principe Antonio Ferdinando Gravina Cruyllas di Valsavoja, dal conte Alessandro Michele Arnaldi e dal conte Ubaldo Camnasio de Irun y Villaroel, con l’adesione dei gentiluomini conte Vittorio Emanuele Caramelli di Clavesana, conte Giuseppe Maria Ferrero di Roccaferra, conte Attilio Valente di Valbruna e conte Mario Giacomo Brack del Prever. 

Essendo venute meno le funzioni della Consulta Araldica del Regno d’Italia a seguito della XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione della repubblica italiana (“ La legge regola la soppressione della Consulta araldica”),  il Consiglio Araldico Italiano si prefisse di perseguire i seguenti scopi:

-  provvedere al controllo della legittimità storica dei titoli di concessione;

-  stabilire la fondatezza degli alberi genealogici;

- eseguire ricerche di natura storico-genealogica;

- raccogliere blasonarî, al fine della tutela del patrimonio storico della nobiltà italiana.

Nel 1966, la sede fu trasferita a Milano, e, nel 1993, Don Francesco Maria Mariano duca d’Otranto ne è divenuto Conservatore, facendo atto di significazione al Ministero della Pubblica Istruzione e al Ministero dell’Interno che l’Istituto  “intende operare quale organismo culturale nella formazione e nella promozione nel senso più ampio legato all’araldica, sfragistica, genealogia, diplomatica, quali materie che necessitano una fondamentale rivitalizzazione”.

Nel 1994, i marchesi Arardo Maria e Renato Maria Spreti - figli del marchese Vittorio Spreti, promotore e direttore dell’Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana – hanno conferito al Consiglio Araldico Italiano il diritto esclusivo di trasporre il testo dell’Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana su banca dati operante su qualsiasi tipo di supporto magnetico.

Il 19 aprile 1995, l’Associazione, d’intesa con i predetti e unici eredi del marchese Vittorio Spreti, ha assunto la denominazione di Consiglio Araldico Italiano – Istituto Marchese Vittorio Spreti.  Nella stessa occasione, ne è divenuto Presidente il duca d’Otranto e la sede è stata fissata definitivamente in Padova.  L’Istituto persegue sin dalla fondazione il fine di coltivare scientificamente gli studî araldici e genealogici, oltre a esercitare la consulenza per la concessione o riconoscimento di titoli, stemmi e predicati nobiliari, anche in sede giurisdizionale e legale, in Italia e all’estero: ciò, per la tutela della storia patria e al fine di ricercare e conservare i valori araldici, nobiliari, genealogici, borghesi e cavallereschi.

Altresì, il Consiglio cura, fra l’altro quanto segue:

• l’illustrazione di stemmi nobiliari e borghesi nonché la realizzazione di delineo ex novo, con relativa registrazione notarile ( e inserimento nel Grande Armoriale Italiano );

• gli studî etimologici, con particolare riferimento all’origine etimologica dei cognomi;

• l’espletamento di pratiche per l’ammissione in ordini cavallereschi e per nuove nobilitazioni, oltre le istanze alla Prefettura per il secondo cognome e le petenze presso le Curie per le annotazioni nobiliari e cavalleresche.;

• la pubblicazione di opere editoriali di particolare interesse storico e araldico, fra cui il Repertorio Iconografico degli Ordini Cavallereschi e il Grande Armoriale Italiano, &c.;

• il rilascio di pareri tecnico-araldici pro-veritate, anche al fine di sovrane pretensioni.

• ogni tipo di indagine negli archivi nazionali, comunali, parrocchiali, e ovunque si ritenga necessario per la maggiore accuratezza delle ricerche genealogiche, storiche e araldiche famigliari a livello azionale e non.

Il Consiglio Araldico Italiano può contare sull’interesse e sull’affetto di oltre 15.000 Assistiti o estimatori che in questi 74 anni hanno potuto avere contezza di quanto richiesto.

Il patrimonio del Consiglio consta di oltre 2.000 volumi nelle materie d’interesse, fra cui alcuni rarissimi; di una banca dati composta da oltre 300.000 stemmi; 160.000 profili di casate; 85.000 etimologie di cognomi; 13.000 alberi genealogici; cinque fondi archivistici, fra cui il fondo Spreti, che conta 120 faldoni. 

Parlare di radici, di avi e di passato non è anacronistico, benché in questa nazione se ne sia quasi perduto il gusto, in particolare in questo tempo nel quale ogni ideale viene inesorabilmente travolto in nome di discutibili principi di livellamento sociale. Vicende memorabili, tradizioni culturali e religiose ancora vive dopo molti secoli costituiscono le pietre miliari di un percorso storico e sciale ricco di fermenti che ancora di esse conserva le tracce.

La conoscenza storica, come la cultura tutta, non è mai fine a se stessa, non è mai semplice curiosità, ma ha come fine il miglioramento dell’uomo e dell’umanità; ancor più ciò avviene se certi contributi trovano spazio e considerazione nella società civile, partecipando così al progresso degli individui.  Accogliere favorevolmente la sapienza antica, i suoi costumi, le tradizioni, gli insegnamenti per farne modello ispiratore del presente e del futuro vuol dare forma a quell’ideale di humanitas, che è qualità somma dell’uomo pienamente all’altezza di vivere con decoro e dignità nella società degli uomini contribuendo altresì al suo armonioso sviluppo.  Le distinzioni nobiliari e cavalleresche furono - e fortunatamente sono ancora manifestazione ed espressione di Istituzioni incardinate nella storia, e hanno lasciato tracce indelebili di vicende memorabili oltre che il retaggio di tradizioni culturali e religiose ancor vive pur dopo molti secoli. Non va dimenticato che l’aristocrazia e la cavalleria – in quanto unite alla nobiltà morale - sono state sempre in grado, in ogni epoca, di confermare il proprio ruolo in qualsiasi contesto sociale, quasi come premessa e substrato di ogni importante azione, perché ovunque la loro origine risale a tempi antichissimi ed è legata al progresso civile, politico e religioso della Nazione. 

La Cavalleria, nel lontano Medioevo, grazie al contributo moralizzatore della chiesa, divenne una grande forza, un'aristocrazia del valore e della gentilezza, un argine contro i prepotenti, una difesa per la Chiesa nella lotta agli infedeli, il simbolo della fedeltà e dell'onore. Il codice d'onore di ogni cavaliere esaltava la dedizione ai deboli e alle loro necessità contro le ingiustizie dei prepotenti, la difesa dei fanciulli, la protezione degli orfani, delle vedove, la venerazione della donna, la lotta per la tutela dei più nobili ideali della fede ...

La Cavalleria, cristianizzata, fu uno dei più grandi trionfi della Chiesa e di ciò furono riprova le grandi crociate, espressione massima dell'ideale cavalleresco. Nel suo fiorire e nel suo splendore la Cavalleria fu un corpo aperto a tutti i nobili e non nobili, tanto più che sin dalle origini era stata improntata al principio che "suprema ragione di eccellenza, fra tutti coloro che ne facevano parte, fosse non la nascita, ma il valore personale.

Lo scopo del nostro Istituto, pertanto, è quello di mantenere viva l’essenza stessa della funzione sociale delle predette Istituzioni, ossia l’Araldica e la Cavalleria, di ricrearne il senso, il significato originario coniugandolo alle istanze dei tempi di oggi per realizzarne l’attualità, il senso  e il valore nonostante lo scorrere del tempo e il mutare delle idee, delle correnti di pensiero e dei costumi.  È pertanto un dovere, una lodevole missione portare conoscenza storica, araldica, genealogica, blasonica, cavalleresca e nobiliare dove alligna l'ignoranza di argomenti così articolati e pregni di significanza.  Ecco perché nella nostra vita di appassionati, seppur modesti, cultori delle scienze sussidiarie della storia, che vanno sotto il nome di araldica e di genealogia, non abbiamo mai voluto sottrarci all’imperativo categorico di impegnare tutti noi stessi e tutta la nostra cognizione entro una costante attività di ricerca della verità secondo metodi scientifici.

Si arriva alla creazione di un albero genealogico con la ricostruzione scientifica del pennone in linea retta della famiglia attraverso la ricerca e la raccolta di tutti i documenti anagrafici, di estimo, fotografici, ecc. relativi agli avi diretti, risalendo da figlio in padre presso le Anagrafi, le Parrocchie, gli Archivi di Stato, gli Archivi Notarili, le Biblioteche, e dove la famiglia abbia lasciato segni di presenza nei secoli.

È doveroso sfatare quel luogo comune che associa erroneamente genealogia a nobiltà, come a dire che solo chi vanta nobiltà può ricostruire il proprio passato! La genealogia, proprio in quanto ricerca scientifica dei propri antenati, porta tutte le famiglie, anche di umili origini, a conoscere gli avi con le loro realtà storiche, culturali e sociali

Nei secoli, le generazioni aumentano come nell’albero i rami, di cui noi siamo quelli verdeggianti: più lontana e provata è la nostra origine, più profonde sono le sue radici e più robusto il suo tronco.  Anche per questi motivi, vogliamo tenere alta la scienza araldica e la genealogia, e ci batteremo affinché esse possano essere non mai neglette né, tanto meno, disprezzate: la scienza, qualsiasi essa sia, può venire disciplinata entro giusti confini e termini ma giammai negata.

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