Cinema e teatro
Vite di Ginius è il suo primo monologo scritto, diretto e interpretato per Libero Teatro.
Sergio Ferroni

Max Mazzotta, fondatore e direttore artistico di Libero Teatro, da vent’anni attivo in Calabria con progetti nati in sinergia con l’Università della Calabria, per cui cura laboratori teatrali in collaborazione con il dipartimento di studi umanistici dell’ateneo e allievo di un mostro sacro del teatro come Giorgio Strehler, con il quale ha lavorato all’interno delle sue ultime produzioni, ma anche volto noto per aver interpretato il ruolo di Enrico Fiabeschi nel cult cinematografico “Paz!” (2002). Lo spettacolo e il viaggio di purificazione e consapevolezza che l’anima di Ginius, corpo morto giunto al capolinea, intraprende in una dimensione spazio-temporale sconosciuta. Come il Sommo Poeta di cui quest’anno ricorre il sette centenario dalla morte, l’anima si ritrova nella barca di Caronte, una sorta di navicella spaziale. Da qui Ginius percepisce una misteriosa voce che la aiuta ad andare oltre il tempo concepito dai mortali. Costretta a scavare dentro sé stessa, l’anima di Ginius deve ricordare l’esperienza di alcune sue vite incarnate: un monito a ricordarci chi siamo stati per riconoscere chi siamo diventati davvero.

«Il ricordo é la fase più dolorosa — spiega Max Mazzotta — perché ogni vita ricordata é come se venisse vissuta in prima persona e allo stesso tempo osservata come fosse una terza persona. Lo spettacolo interseca due dimensioni del racconto e diversi stili linguistici. La dimensione soprannaturale é descritta attraverso i versi: un linguaggio poetico strutturato in canti di versi in rima alternata e canti in terzine dantesche a catena. La seconda parte utilizza un linguaggio in prosa più adatto al racconto di frammenti di vite vissute».

Lo spettacolo interseca diversi linguaggi. Corpo, suoni viscerali, musicali, e video si amalgamano sul palco senza soluzione di continuità. Il lavoro di scrittura drammaturgica viene esaltato dalla sua fusione con una lingua di per sé musicale, ritmica, onirica. Straordinaria proprio come il viaggio del protagonista nelle sue vite passate.

ZA’ POPA

La prima vita ricordata è quella di Za’ Popa anziana signora di un villaggio calabrese del 1800. La sua esistenza sarà segnata in giovane età, quando per uno scherzo innocente, subisce la morte del suo amico Ninuzzu e si troverà vigliacca spettatrice del tragico evento.

NANNI

La seconda reincarnazione è quella di Nanni, venditore di scarpe, nella Roma degli anni ‘60. A causa della sua codardia, lascia che Nina, la ragazzina di cui è innamorato, venga ammazzata dal fratello di lei. L’anima di Ginius è sempre più trascinata nel tragico.

GIANNI

La terza reincarnazione è ambientata ai giorni nostri. Ora è Gianni, fratello maggiore di Nino richiuso in un istituto per malati di mente in una città del nord Italia. A causa dell’odio che entrambi nutrono l’un l’altro Gianni arriva ad uccidere il fratello compiendo l’atto tragico! L’anima è persa nel dolore di un atto vile e senza amore.

GINIUS

L’ultima vita ricordata è quella da cui Ginius si è appena separato all’inizio dello spettacolo. Siamo alla fine del secondo millennio. Nessuna religione è ammessa, nessuna forma di misticismo a tutela dell’essere umano. Ginius lavora per il governo a capo di un reparto militare. Sarà proprio in questa epoca votata alla razionalità che il protagonista spezzerà il suo ciclo karmico immolandosi per salvare la vita di Nina, una sovversiva da lui stesso imprigionata. Un gesto sicuro e istintivo: quello di donare la sua vita per amore.

Perché alla fine c’è speranza. Deve esserci speranza. Nonostante i nostri errori e i nostri orrori e le volte in cui abbiamo preferito guardare dall’altra parte.

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