Eventi
Si è tenuto presso la Sala Teatro della Parrocchia di Santa Lucia a Roma, l’incontro per celebrare i settecento anni dalla morte del Divino poeta, partendo e prendendo spunto dal libro di Marcello Veneziani “Dante. Nostro padre”.
Sergio Ferroni

Il convegno introdotto e moderato da Antonio Fugazzotto, fondatore e presidente del Circolo delle Vittorie ha cercato di far comprendere se, come asserisce l’autore, l’Italia non l’ha fatta Garibaldi, e nemmeno Cavour o Vittorio Emanuele, ma la letteratura. E se abbiamo bisogno di un  fondatore, allora quel fondatore non fu un condottiero, ma un poeta. L’Italia fu fatta da Dante Alighieri, asserisce Veneziani. Fu davvero lui a dare dignità all’elemento primario e comune di una nazione, la lingua? Fu proprio lui a rintracciare la sintesi tra l’Impero e il Papato, cioè la civiltà cristiana e la civiltà romana, riconoscendoli come i genitori dell’Italia? Si è cercato di dare qualche risposta a questo e ad altri interrogativi fondamentali per la nostra civiltà dai quali dipende la consapevolezza di ognuno di noi su chi siamo e di quale cultura storica siamo figli.

Ha aperto il convegno, presentando gli ospiti Antonio Fugazzotto intervistando gli autori intervenuti al dibattito:

Prof. Rino CAPUTO docente di Letteratura Italiana Università di Tor Vergata Facoltà di lettere e Filosofia (di cui è stato Preside).  Ha pubblicato saggi e volumi su Dante, Petrarca, Manzoni e il primo romanticismo italiano, Pirandello. “Membro della Dante Society of America”, ha svolto lezioni e seminari, oltre che in vari atenei italiani, nelle università di Cambridge (UK), Zurigo, Lussemburgo, “Al Alson” del Cairo, Cracovia, Varsavia, Mosca, Tirana, Stoccarda, Tubinga, Harvard e UCLA (Usa), Ottawa, "Mc Gill" di Montréal (Canada), dove, in particolare, è stato per alcuni anni 'visiting professor' di letteratura italiana e critica letteraria.  ed è docente di Linguistica Italiana e di “Laboratorio per la competenza dell’Italiano scritto e orale” nella Scuola di Specializzazione in Giornalismo e Comunicazione Pubblica dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Il Dott. Marco FRITTELLA  giornalista  e storico anchorman/conduttore del TG1 e attualmente conduttore di Unomattina insieme a Monica Giandotti  Dal 2007 al 2017 è stato professore a contratto presso l'Università di Roma Tor Vergata come titolare dell'insegnamento di Giornalismo Politico e Radiotelevisivo nel Corso di Laurea Magistrale in Scienze dell'Informazione, della Comunicazione e dell'Editoria e nel Master di II livello di Comunicazione Politico-Istituzionale della Facoltà di Giurisprudenza. Ha insegnato per tre bienni alla Scuola di Giornalismo Radiotelevisivo di Perugia. Per tre bienni ha fatto parte della commissione d'esame della Scuola di Giornalismo della LUISS.

Marcello VENEZIANI giornalista, Scrittore, È stato membro del consiglio di amministrazione della Rai  e membro del consiglio di amministrazione di Cinecittà. Dal 2016 al 2018 è stato editorialista del quotidiano romano Il Tempo.[6] Attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama. Con noi ha presentato ben tre libri: Lettera agli italiani, Tramonti, Imperdonabili.

Daniela D’Urso

Prima Lettura: introduzione.

Innanzi tutto parliamo dello stile dei questo libro: fluido, che invita al piacere della lettura.Dopo una lunga e  fluente introduzione l’autore ci propone una scelta antologica di opere in prosa di Dante da VITA NOVA (AMORE)...a CONVIVIO (SAPIENZA)....DE VULGARI ELOQUENTIA (LINGUA) ...MONARCHIA (POLITICA) ..DE AQUA ET TERRA (MADRETERRA)... EPISTOLE 13 (ESILIO e dirette ai potenti) .Importante soprattutto in questo periodo...quando tutto ci crolla sotto i piedi è importante affidarci ai nostri princìpi. Dante è il nostro princeps. L’inizio da cui dipende l’unità geospirituale culturale e linguistica.

Seconda Lettura. L’uomo Dante

Uno degli scritti per Veneziani illuminanti e forse anche fondamentale è “DE VULGARI ELOQUENTIA” che Dante scrisse in esilio che è un atto d’amore nei confronti dell’Italia e della madrelingua e anche il tessere l’unità della nazione tramite la lingua notandone le differenze e non risparmiando critiche verso i dialetti e affida ai poeti il compito di unire e di elevare. Sottolinea il nesso tra patria e lingua. Nella lettura successiva Dante dà pareri sui dialetti, e che considera il romano il più brutto. Il Prof. CAPUTO, che da profondo conoscitore di Dante e della sua epoca, ci ha fatto senza alcun dubbio gustare il contenuto di questo libro- Il suo intervento, farcito di una miriade di citazioni (a memoria) dantesche, ha interessato moltissimo tutti i presenti per la profondità dell’analisi del Dante poeta e scrittore pienamente inserito nella sua epoca caratterizzata da tratti di civiltà tipici del Medioevo. Ma Dante è il padre della nostra lingua ed anche il profeta dell’Italia che verrà. Dopo di lui grandi poeti, scrittori, e uomini di grande ingegno (Petrarca,  Ariosto, Vico, Alfieri, Leopardi), fino ai sognatori risorgimentali. Ma Dante fu il primo, il capostipite, in un momento in cui non si vedeva alcun fermento unitario. Non fu Garibaldi, Vittorio Emanuele II, non Cavour, ma fu Dante  il vero fondatore dell’Italia. Fu lui a riannodare la civiltà cristiana e la civiltà romana, additando l’Impero e la Chiesa come i suoi genitori.

Fu soprattutto Giovanni Gentile a vedere in Dante il profeta dell’Italia Risorgimentale e moderna. E lo definisce “il padre spirituale della nazione” Per Gentile con Dante  la latinità diventa italianità.  Veneziani, nel suo libro, sottolinea che prima di essere uno stato l’Italia fu una nazione e prima di essere nazione fu una lingua, una koinè, e una civiltà. La altre nazioni furono nazioni politiche. La nostra fu nazione culturale.  Altrove venne prima il sovrano, l’esercito e lo stato qui venne prima la lingua, poi gli ordinamenti. Prima la visione dantesca e letteraria dell’Italia e solo dopo gli eserciti, le imprese belliche e il processo unitario. I poeti fondarono l’Italia e il suo princeps è Dante. Il giornalista della Rai Marco FRITTELLA ha sapientemente rintracciato dal bel libro di Veneziani chiari spunti di modernità e di attualità.  L’opera di Veneziani tende a ricostruire l’opera e la personalità di Dante, il suo spirito polemico e visionario. E irriducibile alla modernità (fallisce il tentativo di estrapolarlo dal Medioevo e proiettarlo nella cultura del Rinascimento) , ma profeta del futuro e dell’Italia Risorgimentale. E per far questo Veneziani ci presenta le letture meno conosciute, ne emerge una figura di pensatore religioso e civile meno conosciuto di quello studiato a scuola. L’Autore ci fa entrare nel mondo dantesco  da una porta poco conosciuta. Dimostra tutte le sue tesi avvalendosi di una eloquenza e di una oratoria davvero accattivanti e seducenti. Il suo eloquio, dotto e sapiente affascina e ammalia letteralmente l’uditorio, tanto che i 35 minuti del suo intervento passano in un lampo. Ringraziamenti a  tutti, a  Daniela D’Urso per le magnifiche letture, al dott. Antonio Fugazzotto per l’impeccabile organizzazione e al dottor Fabio Caliendo per il magnifico servizio fotografico.

 

 

 

 

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