Arte e cultura
Cinzia Cotellessa nella sua galleria di via Gallese 8 Roma, il 28 Novembre, in una bipersonale con Miriam Brancia diventa protagonista a tutto tondo, esponendo sé stessa ed il suo passato.
Sergio Ferroni

Per comprendere appieno valenza e tematica della mostra bisogna infatti fare un bel salto indietro, tra il 1982 ed il 1991, quando un allora giovanissima Cotellessa esordiva nel variegato mondo della moda, collaborando come stilista con nomi altisonanti quali Capucci, Valentino, Lancetti... Basterebbero questi nomi, tra una miriade di altri, a dare una dimensione della qualità del lavoro che svolse in quegli anni. Giunta adesso alla piena maturità artistica la Cotellessa ha rivolto uno sguardo nostalgico al suo passato quando, piena d'entusiasmo creativo, aveva passato le sue giornate (ed anche molte nottate) ad inventare gli abiti che avrebbero fatto la gioia di molte donne e suscitato l'invidia di altre.

Un'arte in "movimento" che svela e nasconde, risalta e sottolinea, accompagna ed attrae, una "insostenibile leggerezza dell'essere" destinata a restare testimonianza fattiva nel tempo, rivedibile attraverso il cinema, i giornali, le riviste, muta ma eclatante complice di tante celebrità..IL 28 Novembre i disegni da cui quelle creazioni presero vita si sveleranno al pubblico e sicuramente a qualcuno susciterà la fatidica frase: "Ma io questo l'ho già visto! Era l'abito di...". Accanto ai figurini (deliziosi disegni) della Cotellessa, quasi a fare da contraltare o complementare, 20 oggetti di designer contemporaneo di Miriam Brancia: manichini che diventano quadri ed in parte rafforzano il legame tra l'esposizione e la moda, opere inedite di design che alcune volte diventano lampade, realizzate dal 2020 al 2021 e di grande impatto visivo ispirate a Pablo Picasso, René Magritte, Niki di Saint Phalle, Tamara de Lempicka. IL lavoro di Miriam Brancia è un up-cycling, non un comune riciclo, ma la scoperta d'una inedita funzione, che assegna al manichino il ruolo d'oggetto d'arredamento indipendente e contemporaneo, esplorando potenzialità finora inespresse. Provenienti da percorsi molto diversi le due artiste hanno in comune una cosa: l'amore per la bellezza che vedono, ciascuna per la sua parte, in ambiti diversi ma che entrambe riescono a tramutare in arte viva, pulsante, sorprendente nel delineare confini nuovi, attrarre l'attenzione con l'inusitato: chi se l'aspetterebe ad esempio di trovare tanta bellezza in figurini e manichini?  Loro però sanno che la moda è un linguaggio istantaneo, capace di trasformare sogni in materia e questa peculiare, non accessoria, visione dell'arte intendono trasferirla, trasformando la galleria di via Gallese in una sfilata ideale.

La presentazione è affidata, come di consueto, alla nota critica d'arte Mara Ferloni.

 

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