Arte e cultura
Marilù S. Manzini espone alla Basilica di S. Celso a Milano con un opening il 23 novembre fino al 28 novembre.
Deborah Bettega

Il super eroe desidera essere una persona normale o essere normale, affrontando le sfide del quotidiano, ci rende super eroi? E, soprattutto, siamo ancora una generazione che ha bisogno di eroi? Con la consueta ironia e sguardo attento, la nuova ricerca fotografica di Marilù Manzini sembra voler esplorare questa zona grigia, in cui Superman diventa umano facendo la spesa e Wonder Woman ha bisogno delle sue capacità meravigliose per destreggiarsi tra detersivi e faccende domestiche. Gesti “eroici” con i quali combattiamo ogni giorno nelle nostre vite. La straordinaria banalità del quotidiano che ci porta a desiderare di essere qualcosa d’altro, dimenticando che DC comics e Marvel disegnano fumetti e ciascuno di noi, a modo suo, è straordinario anche nel compiere i gesti quotidiani. La vita reale diventa protagonista per chi reale non è, trasformando questi ultimi in eroi del quotidiano. Una contaminazione dei due mondi di grande potenza visiva. I super eroi della Manzini sono divertenti, autoironici, sono depotenziati e questo li rende decisamente più simpatici. Superman non ha bisogno di Clark Kent per nascondere dietro gli occhiali la sua fragilità, per andare a fare la spesa perché se l’uomo dai muscoli d’acciaio gioca a comprare i cereali questo non toglie forza alla sua missione di salvare il mondo, non abbiamo più bisogno di eroi senza macchia e senza paura, ma cerchiamo persone vere, simili a noi. Sulla dicotomia sfrontato-discreto si gioca anche la serie delle “facce di bronzo”: siamo portati nell’immediato a ritenere una faccia di bronzo come qualcosa di negativo, una persona spudorata, che nasconde dietro la maschera le sue vere intenzioni, qualcuno che non ha rimorsi né vergogna. La Manzini, tuttavia, decide di ribaltare il significato popolare del termine, usando la “faccia di bronzo” di una statua greca, di marmo o pietra, per dare risalto ai suoi ritratti fotografici e sottolineare la bellezza dei volti, trasformandone i tratti riconoscibili e identificativi per renderli eterni nella loro bellezza iconica. La maschera non per celare ma per proteggere, come le maschere d’oro che riparavano i corpi mummificati faraoni. Ma se anche questo testo fosse eroico e sfrontato? Se tutto ciò che avete letto finora fosse il risultato di una spesa folle fatta da una donna invisibile, che quando torna umana è una faccia di bronzo? Osservate il lavoro della Manzini senza pregiudizi, senza occhiali che distorcono la realtà, guardate la bellezza statuaria del Superman e la saggezza di Wonder Woman, giocate con i colori negli scaffali e scoprirete che sono i colori della vostra vita, delle vostre battaglie e siamo tutti i supereroi nella nostra vita. Diverso per tecnica e stile, caratteristica costante delle opere della Manzini è la continua sperimentazione di novità, è il quadro che rappresenta la creazione dell’universo nella ciclicità della vita, dove sono presenti simboli di diverse religioni yin e yang, inferno, olimpo e Atlante e infine il bambino che dorme. Il quadro racchiude l’essenza della domanda fondamentale dell’umanità: Noi siamo la creatura di un dio o siamo noi ad aver creato la divinità? Chi ha creato l’Universo, quest’ultimo ha un confine e una fine o è destinato ad espandersi e ritirarsi in un big bang eterno? Il bimbo che dorme è l’elemento fondamentale del quadro: l’universo non sarebbe nulla senza l’io. L’uomo che dice IO è ciò che dà senso a tutto. Nel canto notturno di un pastore errante dell’Asia Leopardi si chiede “Che fa l’aria infinita, e quel profondo Infinito Seren? Che vuol dir questa Solitudine immensa? ed io che sono?” L’arder delle stelle senza la domanda sul sé è inutile, la consapevolezza della nostra esistenza, il nostro naturale tendere all’infinito ci pone al centro della creazione stessa. Lucio Fontana squarciava le tele alla ricerca di quell’infinito, di quell’oltre che si cela dietro il mondo sensibile mentre la Manzini ricuce questi stessi tagli, non per tenere fuori la domanda, ma nel tentativo di darvi risposta. Fontana cerca e crea uno spazio fisico, reale all’interno del quadro che vada oltre la bidimensionalità della pittura, la Manzini riporta la tela ricomposta, la ferita si rimargina, la cicatrice resta, ma la vita prosegue e la scelta di vivere nonostante le difficoltà ci trasforma in super eroi.Il super eroe desidera essere una persona normale o essere normale, affrontando le sfide del quotidiano, ci rende super eroi? E, soprattutto, siamo ancora una generazione che ha bisogno di eroi? Con la consueta ironia e sguardo attento la nuova ricerca fotografica di Marilù Manzini sembra voler esplorare questa zona grigia, in cui Superman diventa umano facendo la spesa e Wonder Woman ha bisogno delle sue capacità meravigliose per destreggiarsi tra detersivi e faccende domestiche. Gesti “eroici” con i quali combattiamo ogni giorno nelle nostre vite. La straordinaria banalità del quotidiano che ci porta a desiderare di essere qualcosa d’altro, dimenticando che DC comics e Marvel disegnano fumetti e ciascuno di noi, a modo suo, è straordinario anche nel compiere i gesti quotidiani. La vita reale diventa protagonista per chi reale non è, trasformando questi ultimi in eroi del quotidiano. Una contaminazione dei due mondi di grande potenza visiva. I super eroi della Manzini sono divertenti, autoironici, sono depotenziati e questo li rende decisamente più simpatici. Superman non ha bisogno di Clark Kent per nascondere dietro gli occhiali la sua fragilità, per andare a fare la spesa perché se l’uomo dai muscoli d’acciaio gioca a comprare i cereali questo non toglie forza alla sua missione di salvare il mondo, non abbiamo più bisogno di eroi senza macchia e senza paura, ma cerchiamo persone vere, simili a noi. Sulla dicotomia sfrontato-discreto si gioca anche la serie delle “facce di bronzo”: siamo portati nell’immediato a ritenere una faccia di bronzo come qualcosa di negativo, una persona spudorata, che nasconde dietro la maschera le sue vere intenzioni, qualcuno che non ha rimorsi né vergogna. La Manzini, tuttavia, decide di ribaltare il significato popolare del termine, usando la “faccia di bronzo” di una statua greca, di marmo o pietra, per dare risalto ai suoi ritratti fotografici e sottolineare la bellezza dei volti, trasformandone i tratti riconoscibili e identificativi per renderli eterni nella loro bellezza iconica. La maschera non per celare ma per proteggere, come le maschere d’oro che riparavano i corpi mummificati faraoni. Ma se anche questo testo fosse eroico e sfrontato? Se tutto ciò che avete letto finora fosse il risultato di una spesa folle fatta da una donna invisibile, che quando torna umana è una faccia di bronzo? Osservate il lavoro della Manzini senza pregiudizi, senza occhiali che distorcono la realtà, guardate la bellezza statuaria del Superman e la saggezza di Wonder Woman, giocate con i colori negli scaffali e scoprirete che sono i colori della vostra vita, delle vostre battaglie e siamo tutti i supereroi nella nostra vita. Diverso per tecnica e stile, caratteristica costante delle opere della Manzini è la continua sperimentazione di novità, è il quadro che rappresenta la creazione dell’universo nella ciclicità della vita, dove sono presenti simboli di diverse religioni yin e yang, inferno, olimpo e Atlante e infine il bambino che dorme. Il quadro racchiude l’essenza della domanda fondamentale dell’umanità: Noi siamo la creatura di un dio o siamo noi ad aver creato la divinità? Chi ha creato l’Universo, quest’ultimo ha un confine e una fine o è destinato ad espandersi e ritirarsi in un big bang eterno? Il bimbo che dorme è l’elemento fondamentale del quadro: l’universo non sarebbe nulla senza l’io. L’uomo che dice IO è ciò che dà senso a tutto. Nel canto notturno di un pastore errante dell’Asia Leopardi si chiede “Che fa l’aria infinita, e quel profondo Infinito Seren? Che vuol dir questa Solitudine immensa? ed io che sono?” L’arder delle stelle senza la domanda sul sé è inutile, la consapevolezza della nostra esistenza, il nostro naturale tendere all’infinito ci pone al centro della creazione stessa. Lucio Fontana squarciava le tele alla ricerca di quell’infinito, di quell’oltre che si cela dietro il mondo sensibile mentre la Manzini ricuce questi stessi tagli, non per tenere fuori la domanda, ma nel tentativo di darvi risposta. Fontana cerca e crea uno spazio fisico, reale all’interno del quadro che vada oltre la bidimensionalità della pittura, la Manzini riporta la tela ricomposta, la ferita si rimargina, la cicatrice resta, ma la vita prosegue e la scelta di vivere nonostante le difficoltà ci trasforma in super eroi.Il super eroe desidera essere una persona normale o essere normale, affrontando le sfide del quotidiano, ci rende super eroi? E, soprattutto, siamo ancora una generazione che ha bisogno di eroi? Con la consueta ironia e sguardo attento la nuova ricerca fotografica di Marilù Manzini sembra voler esplorare questa zona grigia, in cui Superman diventa umano facendo la spesa e Wonder Woman ha bisogno delle sue capacità meravigliose per destreggiarsi tra detersivi e faccende domestiche. Gesti “eroici” con i quali combattiamo ogni giorno nelle nostre vite. La straordinaria banalità del quotidiano che ci porta a desiderare di essere qualcosa d’altro, dimenticando che DC comics e Marvel disegnano fumetti e ciascuno di noi, a modo suo, è straordinario anche nel compiere i gesti quotidiani. La vita reale diventa protagonista per chi reale non è, trasformando questi ultimi in eroi del quotidiano. Una contaminazione dei due mondi di grande potenza visiva. I super eroi della Manzini sono divertenti, autoironici, sono depotenziati e questo li rende decisamente più simpatici. Superman non ha bisogno di Clark Kent per nascondere dietro gli occhiali la sua fragilità, per andare a fare la spesa perché se l’uomo dai muscoli d’acciaio gioca a comprare i cereali questo non toglie forza alla sua missione di salvare il mondo, non abbiamo più bisogno di eroi senza macchia e senza paura, ma cerchiamo persone vere, simili a noi. Sulla dicotomia sfrontato-discreto si gioca anche la serie delle “facce di bronzo”: siamo portati nell’immediato a ritenere una faccia di bronzo come qualcosa di negativo, una persona spudorata, che nasconde dietro la maschera le sue vere intenzioni, qualcuno che non ha rimorsi né vergogna. La Manzini, tuttavia, decide di ribaltare il significato popolare del termine, usando la “faccia di bronzo” di una statua greca, di marmo o pietra, per dare risalto ai suoi ritratti fotografici e sottolineare la bellezza dei volti, trasformandone i tratti riconoscibili e identificativi per renderli eterni nella loro bellezza iconica. La maschera non per celare ma per proteggere, come le maschere d’oro che riparavano i corpi mummificati faraoni. Ma se anche questo testo fosse eroico e sfrontato? Se tutto ciò che avete letto finora fosse il risultato di una spesa folle fatta da una donna invisibile, che quando torna umana è una faccia di bronzo? Osservate il lavoro della Manzini senza pregiudizi, senza occhiali che distorcono la realtà, guardate la bellezza statuaria del Superman e la saggezza di Wonder Woman, giocate con i colori negli scaffali e scoprirete che sono i colori della vostra vita, delle vostre battaglie e siamo tutti i supereroi nella nostra vita. Diverso per tecnica e stile, caratteristica costante delle opere della Manzini è la continua sperimentazione di novità, è il quadro che rappresenta la creazione dell’universo nella ciclicità della vita, dove sono presenti simboli di diverse religioni yin e yang, inferno, olimpo e Atlante e infine il bambino che dorme. Il quadro racchiude l’essenza della domanda fondamentale dell’umanità: Noi siamo la creatura di un dio o siamo noi ad aver creato la divinità? Chi ha creato l’Universo, quest’ultimo ha un confine e una fine o è destinato ad espandersi e ritirarsi in un big bang eterno? Il bimbo che dorme è l’elemento fondamentale del quadro: l’universo non sarebbe nulla senza l’io. L’uomo che dice IO è ciò che dà senso a tutto. Nel canto notturno di un pastore errante dell’Asia Leopardi si chiede “Che fa l’aria infinita, e quel profondo Infinito Seren? Che vuol dir questa Solitudine immensa? ed io che sono?” L’arder delle stelle senza la domanda sul sé è inutile, la consapevolezza della nostra esistenza, il nostro naturale tendere all’infinito ci pone al centro della creazione stessa. Lucio Fontana squarciava le tele alla ricerca di quell’infinito, di quell’oltre che si cela dietro il mondo sensibile mentre la Manzini ricuce questi stessi tagli, non per tenere fuori la domanda, ma nel tentativo di darvi risposta. Fontana cerca e crea uno spazio fisico, reale all’interno del quadro che vada oltre la bidimensionalità della pittura, la Manzini riporta la tela ricomposta, la ferita si rimargina, la cicatrice resta, ma la vita prosegue e la scelta di vivere nonostante le difficoltà ci trasforma in super eroi.Il super eroe desidera essere una persona normale o essere normale, affrontando le sfide del quotidiano, ci rende super eroi? E, soprattutto, siamo ancora una generazione che ha bisogno di eroi? Con la consueta ironia e sguardo attento la nuova ricerca fotografica di Marilù Manzini sembra voler esplorare questa zona grigia, in cui Superman diventa umano facendo la spesa e Wonder Woman ha bisogno delle sue capacità meravigliose per destreggiarsi tra detersivi e faccende domestiche. Gesti “eroici” con i quali combattiamo ogni giorno nelle nostre vite. La straordinaria banalità del quotidiano che ci porta a desiderare di essere qualcosa d’altro, dimenticando che DC comics e Marvel disegnano fumetti e ciascuno di noi, a modo suo, è straordinario anche nel compiere i gesti quotidiani. La vita reale diventa protagonista per chi reale non è, trasformando questi ultimi in eroi del quotidiano. Una contaminazione dei due mondi di grande potenza visiva. I super eroi della Manzini sono divertenti, autoironici, sono depotenziati e questo li rende decisamente più simpatici. Superman non ha bisogno di Clark Kent per nascondere dietro gli occhiali la sua fragilità, per andare a fare la spesa perché se l’uomo dai muscoli d’acciaio gioca a comprare i cereali questo non toglie forza alla sua missione di salvare il mondo, non abbiamo più bisogno di eroi senza macchia e senza paura, ma cerchiamo persone vere, simili a noi. Sulla dicotomia sfrontato-discreto si gioca anche la serie delle “facce di bronzo”: siamo portati nell’immediato a ritenere una faccia di bronzo come qualcosa di negativo, una persona spudorata, che nasconde dietro la maschera le sue vere intenzioni, qualcuno che non ha rimorsi né vergogna. La Manzini, tuttavia, decide di ribaltare il significato popolare del termine, usando la “faccia di bronzo” di una statua greca, di marmo o pietra, per dare risalto ai suoi ritratti fotografici e sottolineare la bellezza dei volti, trasformandone i tratti riconoscibili e identificativi per renderli eterni nella loro bellezza iconica. La maschera non per celare ma per proteggere, come le maschere d’oro che riparavano i corpi mummificati faraoni. Ma se anche questo testo fosse eroico e sfrontato? Se tutto ciò che avete letto finora fosse il risultato di una spesa folle fatta da una donna invisibile, che quando torna umana è una faccia di bronzo? Osservate il lavoro della Manzini senza pregiudizi, senza occhiali che distorcono la realtà, guardate la bellezza statuaria del Superman e la saggezza di Wonder Woman, giocate con i colori negli scaffali e scoprirete che sono i colori della vostra vita, delle vostre battaglie e siamo tutti i supereroi nella nostra vita. Diverso per tecnica e stile, caratteristica costante delle opere della Manzini è la continua sperimentazione di novità, è il quadro che rappresenta la creazione dell’universo nella ciclicità della vita, dove sono presenti simboli di diverse religioni yin e yang, inferno, olimpo e Atlante e infine il bambino che dorme. Il quadro racchiude l’essenza della domanda fondamentale dell’umanità: Noi siamo la creatura di un dio o siamo noi ad aver creato la divinità? Chi ha creato l’Universo, quest’ultimo ha un confine e una fine o è destinato ad espandersi e ritirarsi in un big bang eterno? Il bimbo che dorme è l’elemento fondamentale del quadro: l’universo non sarebbe nulla senza l’io. L’uomo che dice IO è ciò che dà senso a tutto. Nel canto notturno di un pastore errante dell’Asia Leopardi si chiede “Che fa l’aria infinita, e quel profondo Infinito Seren? Che vuol dir questa Solitudine immensa? ed io che sono?” L’arder delle stelle senza la domanda sul sé è inutile, la consapevolezza della nostra esistenza, il nostro naturale tendere all’infinito ci pone al centro della creazione stessa. Lucio Fontana squarciava le tele alla ricerca di quell’infinito, di quell’oltre che si cela dietro il mondo sensibile mentre la Manzini ricuce questi stessi tagli, non per tenere fuori la domanda, ma nel tentativo di darvi risposta. Fontana cerca e crea uno spazio fisico, reale all’interno del quadro che vada oltre la bidimensionalità della pittura, la Manzini riporta la tela ricomposta, la ferita si rimargina, la cicatrice resta, ma la vita prosegue e la scelta di vivere nonostante le difficoltà ci trasforma in super eroi. Questa è l'analisi di Alessandra Bertole’ Viale.

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